Cari Soci, Cari colleghi, certamente sarete a conoscenza del FALLIMENTO della Terracina Ambiente S.p.A., la società partecipata al 51% dal nostro Comune (e quindi dalle nostre tasche), a cui era affidato il servizio di raccolta e smaltimento dei
rifiuti. Fin...
Cari Soci, Cari colleghi,
certamente sarete a conoscenza del FALLIMENTO della Terracina Ambiente S.p.A., la società partecipata al 51% dal nostro Comune (e quindi dalle nostre tasche), a cui era affidato il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti.
Fine ingloriosa ed ampiamente annunciata, ennesima dimostrazione di inadeguatezza ed incapacità politica ed amministrativa, un connubio disastroso che, impunemente, danneggia i cittadini contribuenti e l’immagine, sempre più compromessa, della nostra Città.
Amministratori e dirigenti pubblici incuranti di servizi essenziali che disattendono ogni criterio di congruità, regolarità e qualità; incuranti delle pagine dei giornali e dei servizi televisivi che ritraevano e ritraggono Terracina sommersa dai rifiuti; incuranti di assemblee pubbliche e manifestazioni di piazza di operatori e cittadini, delle invocazioni ad intervenire per porre rimedio al disastro amministrativo, dei rilievi della Corte dei Conti, della Magistratura, dei ricorsi al TAR, al Presidente della Repubblica ed ai singoli ruoli esattoriali ancora pendenti o in ultima, delle tante sentenze della Commissione Tributaria che vedono condannato il Comune a pagare anche le spese di giudizio. Incuranti soprattutto delle vessazioni ai danni di una intera cittadinanza che subisce le gravi conseguenze della cattiva amministrazione locale e che, mai come ora, somma difficoltà locali ad una crisi economica che investe pesantemente l’intero Paese.
E ciò che oggi ci preoccupa è che questo scenario si ripete. Ci spaventa l’idea di dover ricominciare come se nulla fosse accaduto con denunce, ricorsi, opposizioni per il reiterarsi della cattiva amministrazione di cui Terracina non riesce a liberarsi.
Sia chiaro, la nostra preoccupazione non è il frutto di un incubo ossessivo, bensì della constatazione oggettiva di quanto accaduto negli ultimi mesi, cioè delle mancate scelte politiche e degli atti amministrativi che è doveroso ricordare.
Com’è noto lo scorso febbraio 2011 la Procura della Repubblica di Latina disponeva il sequestro del complesso industriale e delle quote societarie della Terracina Ambiente SpA nominando un amministratore giudiziario per garantire l’operatività ordinaria della società e soprattutto il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti fino alle decisioni di merito.
Nel maggio successivo viene eletta la nuova Amministrazione con la quale, la nostra Associazione, come sempre, si è resa da subito disponibile a collaborare per la soluzione delle note vicende (TARSU, TIA, ICA, Mercati, aree pubbliche ecc.) che da anni affliggono le categorie economiche che rappresentiamo e causano contenziosi e danni a carico delle imprese e dell’intera città.
Già nel primo incontro ufficiale del 22 luglio 2011 i dirigenti dell’Associazione e l’Avvocato Luigi Cerchione dell’ufficio legale Ascom, esponevano al Sindaco Procaccini ed all’Assessore alle attività produttive De Angelis, i problemi da affrontare in via prioritaria, sollecitando la composizione di tavoli tecnici allo scopo di risolvere, in maniera corretta e reciprocamente accettabile, le vertenze aperte nell’interesse generale delle parti in causa.
Per tutta risposta, il successivo 4 agosto 2011 (dopo otto mesi dalla delibera istitutiva) il Segretario Comunale ed il commissario giudiziario, firmano il contratto che affida alla Terracina Ambiente, per ulteriori 14 anni, il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti che nel frattempo è passato dal regime TARSU al regime TIA (si dice all’insaputa del Sindaco !!!???).
Incuranti che la società abbia ampiamente e ripetutamente dato prova di incapacità organizzativa e gestionale, irregolarità amministrativa, inadeguata dotazione patrimoniale e cronica sofferenza finanziaria e soprattutto di inaccettabile qualità del servizio, dimostrando di fatto l’assoluta inadeguatezza dell’azienda ad attuare il piano industriale ed il P.E.F. (Piano Economico e Finanziario) per l’espletamento dei servizi di igiene urbana per l’annualità 2011, approvati dal consiglio con delibera 155/XIX/2010 del 22/12/2010.
Nel mentre, cittadini ed imprese, ricevono da Terracina Ambiente le fatture per il servizio con date antecedenti la firma del contratto e rincari generalizzati giustificati appunto, dalle nuove tariffe ….“imposte per legge”…, fatture che per i pagamenti indicano il conto corrente della GERIT EQUITALIA SpA (e non quello della società affidataria).
Soltanto il 31 agosto 2011 il nuovo consiglio comunale approverà la modifica del P.E.F. per l’anno 2011 con il Regolamento di attuazione della TIA e le relative tariffe.
Il 19 settembre successivo, il Consiglio Comunale di Terracina approva la “dichiarazione di dissesto economico e finanziario” (anch’esso ampiamente annunciato) con la relativa “Relazione dell’organo di revisione economico finanziaria” che al capitolo 10.- Organismi Partecipati -, seppure in maniera “poco approfondita”, evidenzia che la Terracina Ambiente opera in un persistente stato di ….“perdita strutturale di redditività a causa dei costi di produzione e gestione superiori ai ricavi”…., circostanza ripresa dalla relazione al bilancio 2009 del collegio sindacale della stessa società e che, come pare, sia l’ultimo bilancio noto al socio di maggioranza, tanto che lo stesso Organo di Controllo Interno, nella medesima relazione, dichiara di non essere a conoscenza delle deliberazioni consiliari che hanno portato al passaggio dal regime T.A.R.S.U. al regime T.I.A. con il relativo servizio di riscossione, per la qual cosa si dichiaravano impossibilitati a valutare la sostenibilità dell’operazione.
Intanto Terracina Ambiente continua ad emettere, senza rilievi di merito per la qualità e rispondenza del servizio al capitolato d’appalto, le fatture per il secondo semestre 2011.
Il 19 dicembre 2011 il Tribunale di Latina dichiara fallita la Terracina Ambiente SpA e nonostante ciò, nei giorni successivi cittadini ed imprese di Terracina, iniziano a ricevere fatture a “conguaglio” dei servizi TIA emesse dalla stessa società.
In tutto questo arco di tempo, dirigenti ed avvocato dell’Associazione, più volte interpellati dal Sindaco sull’argomento e nell’evidenza pubblica dello stato di fatto della Terracina Ambiente, hanno proposto diverse soluzioni per dirimere la vicenda con lo scopo di ridurre al minimo possibile disagi e conseguenze negative a carico dell’amministrazione stessa e soprattutto dei cittadini: ovviamente rimaste inascoltate.
I fatti hanno dimostrato le nostre ragioni.
Da qui la convocazione dell’Assemblea del 16 gennaio 2012, con l’unico scopo di condividere, con voi Associati e con i cittadini interessati, considerazioni e valutazioni sulle questioni TARSU, TIA, Tassa di pubblicità e dissesto finanziario e per illustrare pubblicamente gli atti che proponiamo di adottare all’amministrazione di Terracina per la gestione dei servizi di igiene urbana e per la equa ripartizione dei costi.
Ma anche per condividere le domande che sulla vicenda poniamo alla pubblica opinione.
In sintesi, oggi all’amministrazione comunale di Terracina chiediamo:
- di annullare l’illegittima delibera del 31 agosto con conseguente annullamento di tutti i conguagli emessi
- di accertare le singole responsabilità per il fallimento della Terracina Ambiente spa
- di avviare una reale e concreta concertazione al fine di predisporre un regolamento per la gestione rifiuti che sia effettivamente equo
- di avviare immediatamente la raccolta differenziata porta a porta per le categorie dei pubblici esercizi per ottimizzare la raccolta e ridurre i costi del servizio
- di accertare le sacche di evasione
Ciononostante restano aperte le domande che legittimamente poniamo:
- ma come è possibile che l’amministratore giudiziario di una società a prevalente capitale pubblico emetta fatture per servizi in assenza di un contratto e del regolamento di attuazione degli stessi servizi T.I.A?
- come è possibile che un amministratore giudiziario ed una amministrazione comunale, in presenza della conclamata, oggettiva inconsistenza patrimoniale, strutturale e finanziaria della società affidataria del servizio e dello stesso socio pubblico di maggioranza, sottoscrivano il contratto di appalto per altri 14 anni?
- come è possibile che una società a prevalente capitale pubblico, “titolare” di un contratto di servizio per 14 anni con ricavi per circa 9.000.000,00 milioni di € l’anno venga dichiarata fallita in soli due mesi, su istanza di un solo creditore, per un importo di circa 600.000 € e che il socio pubblico di maggioranza non si opponga al fallimento o tenti un accordo con il creditore?
- come può la stessa società, dopo il pronunciamento del fallimento, emettere fatture a “conguaglio” per un servizio reso in maniera assolutamente inadempiente rispetto al capitolato senza che alcun dirigente dei settori interessati ne contesti la legittimità?
Ed ancora:
- perché Sindaco e Giunta comunale non prendono iniziative in tal senso nell’interesse della stessa amministrazione, dei cittadini e delle imprese?
- perché il Sindaco non ha revocato il contratto per 14 anni alla Terracina Ambiente con un atto di autotutela nell’interesse dell’amministrazione che rappresenta e dei cittadini contribuenti?
- perché la nuova amministrazione non adotta iniziative, procedimenti ed atti per rimuovere le ….”ragioni strutturali”… che hanno determinato il dissesto finanziario del comune?
- perché non si accertano gli evasori e le eventuali responsabilità amministrative per i danni erariali causati dalla pessima gestione della vicenda e che ricadono, come sempre, a carico di chi già paga ?
ed infine:
- ma siamo sicuri che la dichiarazione di “dissesto finanziario” del comune ed il fallimento della Terracina Ambiente non siano soltanto “mosse strategiche” per bloccare i creditori e continuare con le medesime pratiche politiche ed amministrative che hanno portato al fallimento la città?
- cosa pensa la Procura dell’intera vicenda?
Di certo in questo modo non possiamo andare avanti.
E per il senso di responsabilità che ci appartiene ed il rispetto che dobbiamo ai nostri associati ed a noi stessi siamo pronti a riprendere tutte le iniziative necessarie in difesa dei nostri diritti di cittadini e contribuenti.
Tavola rotonda "Confcommercio Verona incontra Amia: servizi da valorizzare, criticità e prospettive di miglioramento". Arena: "servizio di qualità elevata, ma l'aumento dei costi mette in difficoltà le aziende".
"Botta e risposta" sui temi legati allo smaltimento...
Tavola rotonda "Confcommercio Verona incontra Amia: servizi da valorizzare, criticità e prospettive di miglioramento". Arena: "servizio di qualità elevata, ma l'aumento dei costi mette in difficoltà le aziende".
"Botta e risposta" sui temi legati allo smaltimento dei rifiuti nella tavola rotonda "Confcommercio Verona incontra Amia: servizi da valorizzare, criticità e prospettive di miglioramento", svoltasi il 16 gennaio scorso nella sede dell'Associazione. Il presidente della municipalizzata, Stefano Legramandi, ha illustrato i servizi erogati dall'azienda e ha risposto poi alle domande di Paolo Caldana, segretario della sezione servizi di Confcommercio Verona. Parlando a nome degli associati, Caldana ha formulato una serie di quesiti sulla Tariffa di igiene ambientale (Tia) e sulle modalità di smaltimento dei rifiuti da parte delle imprese del commercio e del turismo, sottolineando che le aziende lamentano di pagare un costo eccessivo rispetto alla quantità conferite mentre i pubblici esercizi faticano a gestire la raccolta differenziata del vetro. Intervenendo alla tavola rotonda, il presidente di Confcommercio Verona Paolo Arena ha riconosciuto l'elevata qualità del servizio offerto e il fatto che le tariffe applicate siano tra le più contenute d'Italia ("la Tia anche quest'anno non subirà aumenti", aveva preannunciato Legramandi) ma, ha puntualizzato, il passaggio dalla Tarsu alla Tia ha generato incrementi di costo fino al 300% mettendo in grave difficoltà le aziende; "bisognerebbe riformulare la tariffa, ha proseguito Arena, tenendo in considerazione che la realtà del commercio e del turismo, a partire dalla ristorazione, è molto cambiata in questi anni, adottando quindi criteri più rispondenti alla realtà e considerando i volumi di rifiuti espressi, piuttosto che le superfici di esercizio". "In definitiva ha concluso Arena, serve un confronto per affrontare le criticità che non mancano e minano la competitività delle aziende, sempre più oppresse da imposte e tariffe". La tavola rotonda è stata organizzata dall'Associazione Servizi Professionali di Confcommercio-Verona, presieduta da Silvia Placereani, che nell'occasione ha presentato il sodalizio, nato dal connubio tra professionisti e commercianti e comprendente avvocati, commercialisti, periti agrari, "tutte nuove competenze in grado di creare significative sinergie per lo sviluppo dell'intero sistema Confcommercio".
"La scelta di intervenire sull'esclusiva di fornitura nella rete carburanti non produrrà alcun effetto sui prezzi, ma otterrà il risultato di far espellere i Gestori dalla rete alla scadenza dei loro contratti e di far rendere loro dalle aziende
petrolifere e dai r...
"La scelta di intervenire sull'esclusiva di fornitura nella rete carburanti non produrrà alcun effetto sui prezzi, ma otterrà il risultato di far espellere i Gestori dalla rete alla scadenza dei loro contratti e di far rendere loro dalle aziende petrolifere e dai retisti convenzionati la vita ancor più impossibile fin da subito” dichiarano Luca SQUERI, Presidente Nazionale della FIGISC, la federazione che riunisce i benzinai della rete ordinaria, e Stefano CANTARELLI, Presidente Nazionale della ANISA, che associa i gestori delle aree di servizio autostradali, “Se ciò non bastasse, la norma che autorizza gli impianti a funzionare 24 ore su 24 solo nella modalità self service senza più la presenza dell’operatore è un altro grossissimo chiodo piantato sulla bara della Categoria. Che queste siano le misure di sviluppo necessarie a far uscire dalla crisi economica il Paese, ci vuol coraggio a sostenerlo.”
FIGISC ed ANISA CONFCOMMERCIO hanno perciò proclamato uno sciopero nazionale su tutta la rete stradale ed autostradale: “Le modalità e le date precise saranno decise dagli organi dirigenti delle due Federazioni nei prossimi giorni” annunciano i Presidenti “anche alla luce dei provvedimenti che il Governo assumerà nel prossimo Consiglio dei Ministri, ma sin d’ora sia chiaro che si tratterà di una chiusura prolungata: sette giornate di chiusura degli impianti. La posta in gioco è talmente importante da non consentire incertezze di sorta: ne va davvero dell’esistenza della Categoria.”
“L’attacco contro i Gestori non si può giustificare con l’obiettivo di calmierare i prezzi dei carburanti” sostiene SQUERI: “Da un anno a questa parte la responsabilità dell’aumento del prezzo della benzina è dovuta per l’80 % all’aumento delle imposte deciso con le reiterate manovre sulle accise, mentre l’aumento della materia prima ha inciso per il 20 %. I costi di distribuzione pesano sul prezzo finale circa per meno del 10 % (poco più del 2 % lo percepisce il gestore, un importo fisso qualunque sia il prezzo del prodotto), contro una quota di imposte che vale il 60 % del prezzo della benzina”.
“La fretta di ‘liberalizzare’ questo settore (per la quarta volta consecutiva)” conclude il Presidente di ANISA “è una mossa tutta ‘politica’ per dare una qualche risposta mediatica alle tensioni sui prezzi. In sintesi: dopo avere pescato a piene mani sulla fiscalità dei carburanti (un anno fa i prezzi italiani della benzina stavano al decimo posto in Eurolandia, oggi sono al primo posto) si vuol fare intendere agli italiani di restituire loro qualcosa scagliando il pallone nella rete del sistema distributivo senza curarsi di chi se la prende direttamente in faccia.”
I saldi sono iniziati e sono iniziati veramente per tutti anche per l'abusivismo commerciale. Basta girare per la città e ti accorgi di come sia diventato straordinariamente invasivo, a tutti gli angoli di strada. I marciapiedi del centro sono
utilizzati per es...
I saldi sono iniziati e sono iniziati veramente per tutti anche per l'abusivismo commerciale.
Basta girare per la città e ti accorgi di come sia diventato straordinariamente invasivo, a tutti gli angoli di strada.
I marciapiedi del centro sono utilizzati per esporre ogni tipo di merce impedendo la normale fruibilità ed accesso ai negozi e divenendo quasi parte integrante della confusione architettonica e del dis-arredo che caratterizza il nostro centro urbano.
La crisi morde, morde e fa male a tutti, nessuno escluso.
Morde le famiglie, morde da tempo il lavoro ma soprattutto sta mordendo la speranza, quella capacità tutta umana di saper immaginare e costruire vie possibili per poterne venir fuori con meno danni possibili.
Ci vediamo però costretti a dover nuovamente intervenire sulla piaga dell’abusivismo commerciale e della contraffazione in difesa, certamente sì per le aziende regolari ma anche per i consumatori, i nostri clienti, aggrediti da una vera e propria piaga con risvolti non solo economici ma anche a volte drammaticamente sociali.
L’incontrollabilità dei prodotti, nella loro produzione e la non possibilità della loro tracciabilità e sicurezza, è un danno economico che arriva al 40% dell’interscambio commerciale segnando un capitale ingentissimo.
Contraffazione ed abusivismo commerciale ammontano a 10 miliardi di euro l’anno, circa il 4,2% del valore aggiunto del settore.
E’ un dislivello veramente insopportabile per tutte quelle imprese che regolarmente, con grandissimi i sacrifici, pagano le imposte e che risultano schiacciate da una pressione fiscale stimata al 52% del P.I.L.
Continuiamo a pensare che far rispettare leggi e regolamenti sia un dovere di chi si è proposto a condurre una comunità.
L’accanimento contributivo, richiesto alle attività regolari, con pressioni anche fuori di senso attraverso azioni vessatorie da parte di Equitalia Gerit, contribuiscono ad alzare la insopportabilità di chi ha sempre corrisposto il dovuto specialmente in momenti di criticità come questi che stiamo vivendo.
Ma se è vero, come è vero, che il fenomeno si rivela in tutta la sua complessità non sono certamente concepibili risposte schizofreniche da bliz “mordi e fuggi” come non sono più giustificabili i “refrain” della impossibilità di svolgere i propri compiti per mancanza di personale.
Un fenomeno complesso necessita di risposte idonee e diversificate, non certamente di impotenza.
In assenza di queste si persevera in un incredibile assunto-assurdo: le attività abusive non esistono.
Per il corretto acquisto degli articoli in saldo, Confcommercio ricorda alcuni principi di base: 1. Cambi: la possibilità di cambiare il capo dopo che lo si è acquistato è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante,
a meno che il prodotto non sia d...
Per il corretto acquisto degli articoli in saldo, Confcommercio ricorda alcuni principi di base:
1. Cambi: la possibilità di cambiare il capo dopo che lo si è acquistato è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme (art. 1519 ter cod. civile introdotto da D.L.vo n. 24/2002). In questo caso scatta l'obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo e, nel caso ciò risulti impossibile, la riduzione o la restituzione del prezzo pagato. Il compratore è però tenuto a denunciare il vizio del capo entro due mesi dalla data della scoperta del difetto.
2. Prova dei capi: non c'è obbligo. E' rimesso alla discrezionalità del negoziante.
3. Pagamenti: le carte di credito devono essere accettate da parte del negoziante qualora sia esposto nel punto vendita l'adesivo che attesta la relativa convenzione.
4. Prodotti in vendita: i capi che vengono proposti in saldo devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo. Tuttavia nulla vieta di porre in vendita anche capi appartenenti non alla stagione in corso.
5. Indicazione del prezzo: obbligo del negoziante di indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e il prezzo finale.
Confcommercio segnala, inoltre, le varie iniziative promosse sull'intero territorio nazionale da Federazione Moda Italia, come "Saldi Chiari", "Saldi Trasparenti", "Saldi Tranquilli".
Contratto di inserimento per donne, giovani e disoccupati: le nuove regole Le novità 2011 del contratto di inserimento per giovani, donne, soggetti a handicap e disoccupati. A fine 2011 ha fatto il suo debutto la parziale riforma del contratto di
inserimento, c...
Contratto di inserimento per donne, giovani e disoccupati: le nuove regole
Le novità 2011 del contratto di inserimento per giovani, donne, soggetti a handicap e disoccupati.
A fine 2011 ha fatto il suo debutto la parziale riforma del contratto di inserimento, che con la Legge Biagi ha lentamente e definitivamente sostituito il vecchio contratto di formazione lavoro.
L’obiettivo del contratto di inserimento è di agevolare l’ingresso o collocazione nel mercato del lavoro dei soggetti più deboli.
Incentivi alle imprese
Il contratto di inserimento è una forma di assunzione agevolata e prevede incentivi per i datori di lavoro che inseriscono in azienda lavoratori socialmente deboli. In caso di assunzione con contratto di inserimento l’impresa ha diritto ad uno sgravio del 25% della contribuzione, tuttavia la decontribuzione non si applica nel caso di inserimento di giovani di età compresa tra 18 e 29 anni.
I datori di lavoro che possono stipulare i contratti di inserimento sono:
enti pubblici economici;
imprese, loro consorzi e gruppi di imprese;
associazioni professionali;
associazioni socio-culturali;
associazioni sportive;
fondazioni;
enti di ricerca, pubblici e privati;
organizzazioni e associazioni di categoria.
Gli studi professionali non rientrano tra i soggetti ammessi alla stipula del contratto di inserimento, neanche se costituiti in forma associata. Il suo utilizzo è pertanto destinato agli studi professionali solo nell’eventualità in cui gli stessi siano organizzati in forma di impresa.
Assunzioni agevolate
Possono essere destinatari del contratto di inserimento:
giovani di età compresa tra 18 e 29 anni;
disoccupati di lunga durata – soggetti che dopo aver perso un posto di lavoro o cessato un’attività di lavoro autonomo sono alla ricerca di una nuova occupazione per almeno dodici mesi. Resta inteso che il lavoratore deve essere in possesso dell’attestato rilasciato dal Centro per l’Impiego dal quale si evince la permanenza dello stato di disoccupazione per perdita di lavoro da 29 anni fino a 32 anni di età;
lavoratori con più di 50 anni di età che siano privi di un posto di lavoro;
disoccupati da almeno 2 anni che desiderino riprendere un’attività lavorativa;
donne senza limiti di età che risiedano in zone geografiche, identificate tramite Decreto Interministeriale, in cui il tasso di occupazione femminile sia inferiore di almeno 20 punti percentuali rispetto a quello maschile ovvero il tasso di disoccupazione femminile sia superiore di almeno 10 punti percentuali di quello maschile e che siano prive di un impiego retribuito da almeno sei mesi (Legge di Stabilità 2012);
persone riconosciute affette da un grave handicap fisico, mentale o psichico;
cittadini comunitari ed extracomunitari (Circ. Min. Lavoro n. 31/2004).
Condizioni per l’assunzione
Per poter assumere con contratto di inserimento il datore di lavoro deve avere mantenuto in servizio, ossia abbia trasformato il rapporto di lavoro in tempo indeterminato, almeno il 60% dei lavoratori il cui contratto di inserimento sia venuto a scadere nei 18 mesi precedenti.
Non sono computati in tale calcolo i lavoratori dimessi, licenziati – per giusta causa o durante il periodo di prova – o quelli che hanno rifiutato la proposta di trasformazione del contratto a tempo indeterminato.
Si ha, inoltre, una sorta di franchigia per cui non si computano i contratti non trasformati in misura pari a 4 e, comunque, non si applica alcun limite qualora nei 18 mesi precedenti sia venuto a scadere un solo contratto di inserimento.
Elementi del contratto
Il contratto deve essere stipulato in forma scritta, pena la nullità, e deve avere durata non inferiore a 9 mesi e non superiore a 18 mesi (si estende fino a 36 mesi nel caso di lavoratori affetti da handicap). Oltre alla durata deve contenere il periodo di prova, l’orario di lavoro, l’inquadramento, il trattamento di malattia e infortunio sul lavoro e il piano di inserimento.
Il contratto di inserimento non può essere rinnovato dalle parti, tuttavia è prevista una proroga entro il limite massimo legalmente individuato per la durata del contratto. Ciò significa che il periodo del contratto di inserimento e della relativa proroga non può superare i 18 mesi. Se il contratto continua al termine della naturale scadenza si trasforma, in automatico, in contratto a tempo indeterminato.
Progetto di inserimento
Il contratto di inserimento, introdotto dal Decreto Legislativo 276 del 2003 (Legge Biagi), è strettamente correlato all’erogazione della formazione e fonda il suo presupposto sulla sussistenza di un progetto individuale che l’azienda deve stilare al fine di adattare le competenze professionali del giovane assunto allo specifico contesto lavorativo.
Il progetto deve essere definito con il consenso del lavoratore affinché si possa integrare il proprio background professionale che già possiede attraverso la formazione che deve essere impartita. In particolare, i piani di inserimento individuale sono definiti dai contratti collettivi di lavoro.
La formazione effettuata durante l’esecuzione del rapporto di lavoro deve essere registrata nel libretto formativo. Il progetto individuale deve prevedere una formazione teorica non inferiore a 16 ore e deve riguardare nozioni di prevenzione antinfortunistica e nozioni di disciplina del rapporto di lavoro e di organizzazione aziendale nonché congrue fasi di addestramento specifico, impartite anche con modalità di e-learning.
Nuove agevolazioni
Tra le nuove agevolazioni del contratto di inserimento vi è la possibilità di sotto-inquadrare il lavoratore nel caso di giovani. La categoria di inserimento del soggetto, tuttavia, non può essere inferiore per più di due livelli rispetto a quello corrispondente alla qualifica da conseguire. L’agevolazione è esclusa nel caso di assunzione delle donne. In ogni caso, però, i Contratti Collettivi Nazionali possono prevedere la reintroduzione del sotto-inquadramento delle donne ad un livello inferiore.
Inoltre, il giovane inserito in azienda è escluso dal conteggio dei dipendenti con riferimento all’applicazione di determinati istituti normativi.
Presentati tre nuovi progetti mirati a favorire l'apprendistato in Lazio: la Regione stanzia fondi fino a 35 milioni di euro destinati alle imprese che assumono con questa forma contrattuale. Nel corso della "Giornata del nuovo apprendistato" sono stati
presentat...
Presentati tre nuovi progetti mirati a favorire l'apprendistato in Lazio: la Regione stanzia fondi fino a 35 milioni di euro destinati alle imprese che assumono con questa forma contrattuale.
Nel corso della "Giornata del nuovo apprendistato" sono stati presentati i nuovi progetti della Regione Lazio mirati a sostenere l'attivazione di contratti di apprendistato nelle imprese del territorio.
Un piano dettagliato mirato a far fronte alla disoccupazione giovanile mettendo a disposizione delle aziende fondi fino a 35 milioni di euro.
Testo Unico dell’Apprendistato
Il nuovo Testo Unico dell’Apprendistato introduce diverse novità che riguardano questa tipologia contrattuale, sostenuta dalla Giunta Regionale attraverso lo stanziamento di incentivi alle imprese derivanti da fondi nazionali, regionali ed europei.
La Regione Lazio si impegna infatti a finanziare la formazione di nuove risorse umane introdotte come apprendisti, e consentirà ai datori di lavoro di usufruire di una piattaforma telematica per gestire il percorso formativo.
Nuovi progetti
Le iniziative presentate durante il convegno sono tre:
favorire l’apprendistato nel settore del turismo attraverso un accordo con il Ministero dell’Istruzione e il Ministero del Lavoro;
avviare una mappatura dei mestieri introvabili nel territorio regionale per agevolare la formazione di nuova forza lavoro;
istituire una convenzione con le Università del Lazio per sostenere l’apprendistato di alta formazione nelle aziende regionali.
Si è anche parlato di nuove agevolazioni dirette agli apprendisti con disabilità, finalizzate a promuovere l’inserimento nel mondo del lavoro.
Maggiori dettagli sui progetti nella sezione apprendistato del sito della Regione Lazio
La gestione della privacy nei luoghi di lavoro: guida agli obblighi per le aziende alla luce dei riferimenti normativi e delle semplificazioni negli adempimenti previste per le Pmi. Con questa guida vogliamo intraprendere un percorso all'interno del Codice della
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La gestione della privacy nei luoghi di lavoro: guida agli obblighi per le aziende alla luce dei riferimenti normativi e delle semplificazioni negli adempimenti previste per le Pmi.
Con questa guida vogliamo intraprendere un percorso all'interno del Codice della Privacy evidenziando ogni aspetto utile per le imprese nella gestione e nel trattamento dei dati personali, nelle figure prevista dal decreto e negli obblighi che l’azienda è tenuta a rispettare fino ad arrivare alle sanzioni previste per le aziende inadempienti e al documento programmatico sulla sicurezza.
La gestione della privacy in azienda – ossia la tutela della riservatezza di dati personali, curriculum e informazioni sulle persone giuridiche – è uno degli adempimenti più importanti, tanto da richiedere al legislatore l’emanazione di uno specifico decreto legislativo, il 196/2003 (Codice Privacy).
Per regolamentare casi specifici sono poi state introdotte disposizioni ad hoc, come ad esempio il registro delle opposizioni, volto a regolamentare l’invio di proposte commerciali telefoniche, via Internet e su carta.
Il recente decreto sviluppo ha poi introdotto una serie di semplificazioni per le imprese che ricevono curricula a seguito di candidature spontanee, e che solitamente riportano una liberatoria generica per il trattamento dei dati che, tuttavia, non libera l’azienda degli adempimenti previsti dal Codice della Privacy in quanto non sono preceduti dalla consegna di una informativa.
Ebbene, il decreto sviluppo ha modificato l’obbligo di dare l’informativa privacy per poter conservare i CV, specificando che non è necessario nel caso di trasmissione spontanea dei curriculum. L’impresa, comunque, dovrà consegnarla al candidato al momento del primo contatto ovvero durante il colloquio.
Normativa europea
Il 24 ottobre 1995 con la Direttiva Comunitaria 95/46/CE il Parlamento Europeo e il Consiglio dell’Unione Europea hanno anticipato le disposizioni in materia di trattamento dei dati personali e di protezione della riservatezza riguardante le persone fisiche chiamato comunemente codice privacy.
La regolamentazione del trattamento dei dati personali a livello comunitario si è reso necessario per agevolare lo sviluppo delle relazioni fra gli individui della Comunità Europea e permettere lo sviluppo economico e sociale dei vari Paesi.
La Direttiva Comunitaria mette in risalto la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone fisiche con particolare attenzione alla vita privata e al trattamento dei dati personali. Per questo motivo pone il divieto a tutti gli Stati membri di adottare misure che vietano o restringono la libera circolazione dei dati personali.
Prima di entrare a fondo nell’argomento è bene precisare sommariamente cosa intende la normativa europea con i termini dati personali e trattamento dei dati personali.
E’ un dato personale qualunque informazione riguardante una persona fisica identificata o identificabile mentre l’operazione o l’insieme delle operazioni attuate per gestire i dati personali ossia raccolta, registrazione, organizzazione, conservazione, elaborazione fino ad arrivare alla trasmissione, diffusione e distruzione, prende nome di trattamento dei dati personali.
La normativa, inoltre, individua un soggetto particolarmente importante: il responsabile del trattamento. In questo modo nasce la figura della persona fisica o giuridica ovvero qualsiasi organismo che in autonomia o con altri organi determina le finalità e gli strumenti del trattamento dei dati personali.
Normativa italiana
L’Italia ha recepito la normativa europea con l’emanazione del decreto legislativo n. 196 del 30 giugno 2003 il quale si pone lo scopo di garantire che il trattamento dei dati personali si svolga nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali nonché della dignità dell’interessato con particolare riferimento alla riservatezza, all’identità personale e al diritto della protezione degli stessi dati personali.
La normativa, in pratica dà diritto agli interessati di ottenere la conferma dell’esistenza o meno di dati personali che lo riguardano nonché le finalità e le modalità di trattamento. Tale soggetto può richiedere l’aggiornamento, la rettifica, l’integrazione e la cancellazione dei dati.
La richiesta di accesso ai dati va fatta al responsabile del trattamento mediante lettera raccomandata, fax o posta elettronica. Questi, dopo aver verificato l’identità del richiedente, è tenuto ad agevolare l’accesso ai dati personali da parte dell’interessato anche attraverso l’impiego di appositi software per l’elaborazione.
Il responsabile, quindi, dovrà estrarre i dati e comunicarli, anche oralmente o offerti in visione mediante strumenti elettronici, al richiedente. Se viene fatta richiesta dovrà provvedere alla trasposizione dei dati su supporti cartacei o informatici ovvero alla trasmissione dei dati per via telematica.
Il responsabile del trattamento si riserva la facoltà di richiedere all’interessato un contributo spese non eccedente i costi effettivamente sostenuti per eseguire la ricerca dello specifico caso.
Assunzioni: le indicazioni Unioncamere e Ministero del Lavoro sulle tipologie di contratto proposte e sulle figure professionali più richieste dalle aziende nel 2012. I dati Unioncamere e Ministero del Lavoro sull'occupazione nel 2012 anticipano che entro
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Assunzioni: le indicazioni Unioncamere e Ministero del Lavoro sulle tipologie di contratto proposte e sulle figure professionali più richieste dalle aziende nel 2012.
I dati Unioncamere e Ministero del Lavoro sull'occupazione nel 2012 anticipano che entro marzo sono previste 152mila nuove assunzioni in oltre 170 mila imprese dell’industria e dei servizi (7% sul totale in Italia) e riguarderanno in particolare giovani sotto i 30 anni di età.
Il 34% delle nuove assunzioni (51.700 unità) è stato programmato da imprese attive nel settore industria e il 66% (100.400 unità) da quelle dei servizi.
Tra le professioni più ricercate ci sono le figure di alto profilo (soprattutto tecnici amministrativi, finanziari e bancari, gli informatici e i tecnici del marketing, vendite e distribuzione commerciale), che andranno a coprire il 22,4% assunzioni (34mila). Le imprese dimostrano necessità anche di operai, ai quali offriranno 42mila opportunità di assunzioni (27,5% sul totale).
Si conferma quindi la tendenza delle aziende a cercare professioni qualificate, mentre la ricerca di figure senza qualifica (in particolare servizi di pulizia e servizi alle persone) rappresenta solo il 13,4% del totale (20mila unità).
Una gran fetta di assunzioni riguarderà le professioni intermedie (impiegati e professioni commerciali e dei servizi): 36,5% del totale, in calo però rispetto al 47% dei due trimestri finali del 2011.
Disoccupazione giovanile: 1/3 di assunzioni
Le imprese guardano soprattutto ai giovani sotto i 30 anni: tra gennaio e marzo troveranno occupazione oltre 52mila “under 30” (34,2%). Più in particolare, a questi verranno offerti posti come commessi di negozio e nella grande distribuzione, cuochi, camerieri e altre professioni turistiche, personale di segreteria, addetti alla gestione dei magazzini e operai, in particolar modo nelle costruzioni e nelle attività metalmeccaniche.
Riservati alle donne invece circa 25mila posti di lavoro, pari al 16,5% del totale. Percentuale simile anche per le assunzioni di personale immigrato.
Contratti in scadenza
I dati forniti dal Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro rivelano che per la maggior parte non si tratterà di veri e propri nuovi contratti di lavoro quanto piuttosto di riattivazioni di contratti in scadenza a fine 2011.
Ad investire nel mercato del lavoro sono le imprese stabilmente presenti sui mercati internazionali e quelle che hanno avviato nello scorso anno innovazioni di prodotti o servizi: il 10% delle prime e il 15% delle seconde ha infatti programmato almeno una assunzione nei primi tre mesi del 2012.
I cittadini hanno il diritto di poter accedere ai beni pubblici in modo semplificato e a costi congrui senza distinzione fra chi è in città e chi è in montagna, al Nord o al Sud. Questo è il fine di ogni politica relativa alla
produzione e alla distribuzione di ben...
I cittadini hanno il diritto di poter accedere ai beni pubblici in modo semplificato e a costi congrui senza distinzione fra chi è in città e chi è in montagna, al Nord o al Sud. Questo è il fine di ogni politica relativa alla produzione e alla distribuzione di beni e servizi pubblici. Spesso si dice, a volte a ragione, che nel nostro paese questo non accade in molti settori alcuni dei quali chiusi in recinti non accessibili ed esclusi dalla concorrenza. Le professioni sono forse quelle più «tutelate» e sulle quali occorrerebbe una vera svolta liberatrice. Sui servizi pubblici locali siamo in una fase diversa. Le 4 mila aziende partecipate da almeno un comune svolgono funzioni diverse e sono molto differenti le une dalle altre. Non sarebbe corretto in questa materia ipotizzare liberalizzazioni tout court senza chiedersi come stanno oggi effettivamente le cose, soprattutto se il reale obiettivo è la crescita, cioè investimenti e occupazione. L'Italia ha dei fiori all'occhiello che non hanno nulla da invidiare ad aziende private e pubbliche europee e abbiamo invece situazioni di forte inefficienza. Abbiamo settori e territori dove il mercato potrebbe essere interessato e utile a migliorare il servizio e abbassare le tariffe e abbiamo però settori e territori nei quali solo il comune (con le proprie risorse) è in grado di sostenere quel servizio universale (si pensi al sociale). Non a caso delle 4 mila società comunali oltre il 70% operano nei territori dei comuni con meno di 5 mila abitanti. È un caso? Non penso! È il segnale che queste parti del paese rischiano di essere emarginate perché gli imprenditori non le ritengono appetibili o non portano utili. Questi cittadini rischierebbero di essere tagliati fuori dalla raccolta differenziata, dal servizio scuolabus, dalla distribuzione del gas, dai servizi culturali e sportivi e così via se non ci fossero interventi comunque sostenuti dal pubblico. Abbiamo altre zone del Paese dove il processo di erogazione dei servizi è stato affrontato soprattutto e giustamente dal lato industriale e dove si è dato vita a fusioni societarie con l'obiettivo di rendere strutturalmente forti i soggetti erogatori, ampliare i mercati e lavorare alla qualità dell'innovazione. Questo per dire che non è corretto parlare in generalis di liberalizzazioni ma è corretto invece migliorare un sistema attraverso degli interventi mirati. Fare in modo che su tutto il territorio nazionale vi sia una qualità del servizio all'altezza intervenendo solo dove questo non accade (se fate una domanda ai cittadini di Brescia, Varese o Reggio Emilia non penso che ritengano la liberalizzazione dei servizi pubblici una priorità).Trovare una soluzione anche per quei territori dove il mercato non ha interesse ad intervenire (evitando di caricare addosso ai comuni delle prove diaboliche non compatibili con le loro missioni e la loro organizzazione) e non demonizzare in questi casi gli affidamenti in house. Lasciare autonomia agli enti e fare una seria politica industriale che indichi obiettivi chiari sui quali invitare le istituzioni a fare squadra: rafforzare il mercato vuol dire anche puntare alla costituzione di “campioni” in grado di competere (la Germania ha scelto l'acqua, la Francia il Gas). Dividere la proprietà e la gestione delle reti dalla erogazione dei beni e dei servizi. Questi come altri correttivi possono essere adottati senza stravolgimenti. Non è corretto pensare a nuove norme generali ed astratte come se tutto il territorio nazionale fosse omogeneo e tutte le situazioni uguali. La differenza fra cittadini e consumatori nel settore dei servizi pubblici locali è fondamentale. I comuni e lo Stato devono occuparsi di entrambi cercando di contemperare i bisogni e le esigenze con la realtà socio economica di un territorio. La concorrenza nel mercato in astratto è uno strumento che ha le potenzialità per mettere sullo stesso livello i cittadini ed i consumatori ma quando questo non accade la Repubblica deve essere pronta a sostenere con investimenti e misure anche il cittadino che rischia di restare in serie B. Liberalizzare deve essere uno strumento per migliorare la qualità dei servizi non una bandiera da sventolare fine a se stessa.
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