Società Consortile specializzata
nella fornitura di servizi per conto
dei patners e di terzi di attività
e comparti produttivi nel settore
turistico e nella gestione e
amministrazione del personale
Società cooperativa
per la fornitura di servizi specialistici:
Cari Soci, Cari colleghi, certamente sarete a conoscenza del FALLIMENTO della Terracina Ambiente S.p.A., la società partecipata al 51% dal nostro Comune (e quindi dalle nostre tasche), a cui era affidato il servizio di raccolta e smaltimento dei
rifiuti. Fin...
Cari Soci, Cari colleghi,
certamente sarete a conoscenza del FALLIMENTO della Terracina Ambiente S.p.A., la società partecipata al 51% dal nostro Comune (e quindi dalle nostre tasche), a cui era affidato il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti.
Fine ingloriosa ed ampiamente annunciata, ennesima dimostrazione di inadeguatezza ed incapacità politica ed amministrativa, un connubio disastroso che, impunemente, danneggia i cittadini contribuenti e l’immagine, sempre più compromessa, della nostra Città.
Amministratori e dirigenti pubblici incuranti di servizi essenziali che disattendono ogni criterio di congruità, regolarità e qualità; incuranti delle pagine dei giornali e dei servizi televisivi che ritraevano e ritraggono Terracina sommersa dai rifiuti; incuranti di assemblee pubbliche e manifestazioni di piazza di operatori e cittadini, delle invocazioni ad intervenire per porre rimedio al disastro amministrativo, dei rilievi della Corte dei Conti, della Magistratura, dei ricorsi al TAR, al Presidente della Repubblica ed ai singoli ruoli esattoriali ancora pendenti o in ultima, delle tante sentenze della Commissione Tributaria che vedono condannato il Comune a pagare anche le spese di giudizio. Incuranti soprattutto delle vessazioni ai danni di una intera cittadinanza che subisce le gravi conseguenze della cattiva amministrazione locale e che, mai come ora, somma difficoltà locali ad una crisi economica che investe pesantemente l’intero Paese.
E ciò che oggi ci preoccupa è che questo scenario si ripete. Ci spaventa l’idea di dover ricominciare come se nulla fosse accaduto con denunce, ricorsi, opposizioni per il reiterarsi della cattiva amministrazione di cui Terracina non riesce a liberarsi.
Sia chiaro, la nostra preoccupazione non è il frutto di un incubo ossessivo, bensì della constatazione oggettiva di quanto accaduto negli ultimi mesi, cioè delle mancate scelte politiche e degli atti amministrativi che è doveroso ricordare.
Com’è noto lo scorso febbraio 2011 la Procura della Repubblica di Latina disponeva il sequestro del complesso industriale e delle quote societarie della Terracina Ambiente SpA nominando un amministratore giudiziario per garantire l’operatività ordinaria della società e soprattutto il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti fino alle decisioni di merito.
Nel maggio successivo viene eletta la nuova Amministrazione con la quale, la nostra Associazione, come sempre, si è resa da subito disponibile a collaborare per la soluzione delle note vicende (TARSU, TIA, ICA, Mercati, aree pubbliche ecc.) che da anni affliggono le categorie economiche che rappresentiamo e causano contenziosi e danni a carico delle imprese e dell’intera città.
Già nel primo incontro ufficiale del 22 luglio 2011 i dirigenti dell’Associazione e l’Avvocato Luigi Cerchione dell’ufficio legale Ascom, esponevano al Sindaco Procaccini ed all’Assessore alle attività produttive De Angelis, i problemi da affrontare in via prioritaria, sollecitando la composizione di tavoli tecnici allo scopo di risolvere, in maniera corretta e reciprocamente accettabile, le vertenze aperte nell’interesse generale delle parti in causa.
Per tutta risposta, il successivo 4 agosto 2011 (dopo otto mesi dalla delibera istitutiva) il Segretario Comunale ed il commissario giudiziario, firmano il contratto che affida alla Terracina Ambiente, per ulteriori 14 anni, il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti che nel frattempo è passato dal regime TARSU al regime TIA (si dice all’insaputa del Sindaco !!!???).
Incuranti che la società abbia ampiamente e ripetutamente dato prova di incapacità organizzativa e gestionale, irregolarità amministrativa, inadeguata dotazione patrimoniale e cronica sofferenza finanziaria e soprattutto di inaccettabile qualità del servizio, dimostrando di fatto l’assoluta inadeguatezza dell’azienda ad attuare il piano industriale ed il P.E.F. (Piano Economico e Finanziario) per l’espletamento dei servizi di igiene urbana per l’annualità 2011, approvati dal consiglio con delibera 155/XIX/2010 del 22/12/2010.
Nel mentre, cittadini ed imprese, ricevono da Terracina Ambiente le fatture per il servizio con date antecedenti la firma del contratto e rincari generalizzati giustificati appunto, dalle nuove tariffe ….“imposte per legge”…, fatture che per i pagamenti indicano il conto corrente della GERIT EQUITALIA SpA (e non quello della società affidataria).
Soltanto il 31 agosto 2011 il nuovo consiglio comunale approverà la modifica del P.E.F. per l’anno 2011 con il Regolamento di attuazione della TIA e le relative tariffe.
Il 19 settembre successivo, il Consiglio Comunale di Terracina approva la “dichiarazione di dissesto economico e finanziario” (anch’esso ampiamente annunciato) con la relativa “Relazione dell’organo di revisione economico finanziaria” che al capitolo 10.- Organismi Partecipati -, seppure in maniera “poco approfondita”, evidenzia che la Terracina Ambiente opera in un persistente stato di ….“perdita strutturale di redditività a causa dei costi di produzione e gestione superiori ai ricavi”…., circostanza ripresa dalla relazione al bilancio 2009 del collegio sindacale della stessa società e che, come pare, sia l’ultimo bilancio noto al socio di maggioranza, tanto che lo stesso Organo di Controllo Interno, nella medesima relazione, dichiara di non essere a conoscenza delle deliberazioni consiliari che hanno portato al passaggio dal regime T.A.R.S.U. al regime T.I.A. con il relativo servizio di riscossione, per la qual cosa si dichiaravano impossibilitati a valutare la sostenibilità dell’operazione.
Intanto Terracina Ambiente continua ad emettere, senza rilievi di merito per la qualità e rispondenza del servizio al capitolato d’appalto, le fatture per il secondo semestre 2011.
Il 19 dicembre 2011 il Tribunale di Latina dichiara fallita la Terracina Ambiente SpA e nonostante ciò, nei giorni successivi cittadini ed imprese di Terracina, iniziano a ricevere fatture a “conguaglio” dei servizi TIA emesse dalla stessa società.
In tutto questo arco di tempo, dirigenti ed avvocato dell’Associazione, più volte interpellati dal Sindaco sull’argomento e nell’evidenza pubblica dello stato di fatto della Terracina Ambiente, hanno proposto diverse soluzioni per dirimere la vicenda con lo scopo di ridurre al minimo possibile disagi e conseguenze negative a carico dell’amministrazione stessa e soprattutto dei cittadini: ovviamente rimaste inascoltate.
I fatti hanno dimostrato le nostre ragioni.
Da qui la convocazione dell’Assemblea del 16 gennaio 2012, con l’unico scopo di condividere, con voi Associati e con i cittadini interessati, considerazioni e valutazioni sulle questioni TARSU, TIA, Tassa di pubblicità e dissesto finanziario e per illustrare pubblicamente gli atti che proponiamo di adottare all’amministrazione di Terracina per la gestione dei servizi di igiene urbana e per la equa ripartizione dei costi.
Ma anche per condividere le domande che sulla vicenda poniamo alla pubblica opinione.
In sintesi, oggi all’amministrazione comunale di Terracina chiediamo:
- di annullare l’illegittima delibera del 31 agosto con conseguente annullamento di tutti i conguagli emessi
- di accertare le singole responsabilità per il fallimento della Terracina Ambiente spa
- di avviare una reale e concreta concertazione al fine di predisporre un regolamento per la gestione rifiuti che sia effettivamente equo
- di avviare immediatamente la raccolta differenziata porta a porta per le categorie dei pubblici esercizi per ottimizzare la raccolta e ridurre i costi del servizio
- di accertare le sacche di evasione
Ciononostante restano aperte le domande che legittimamente poniamo:
- ma come è possibile che l’amministratore giudiziario di una società a prevalente capitale pubblico emetta fatture per servizi in assenza di un contratto e del regolamento di attuazione degli stessi servizi T.I.A?
- come è possibile che un amministratore giudiziario ed una amministrazione comunale, in presenza della conclamata, oggettiva inconsistenza patrimoniale, strutturale e finanziaria della società affidataria del servizio e dello stesso socio pubblico di maggioranza, sottoscrivano il contratto di appalto per altri 14 anni?
- come è possibile che una società a prevalente capitale pubblico, “titolare” di un contratto di servizio per 14 anni con ricavi per circa 9.000.000,00 milioni di € l’anno venga dichiarata fallita in soli due mesi, su istanza di un solo creditore, per un importo di circa 600.000 € e che il socio pubblico di maggioranza non si opponga al fallimento o tenti un accordo con il creditore?
- come può la stessa società, dopo il pronunciamento del fallimento, emettere fatture a “conguaglio” per un servizio reso in maniera assolutamente inadempiente rispetto al capitolato senza che alcun dirigente dei settori interessati ne contesti la legittimità?
Ed ancora:
- perché Sindaco e Giunta comunale non prendono iniziative in tal senso nell’interesse della stessa amministrazione, dei cittadini e delle imprese?
- perché il Sindaco non ha revocato il contratto per 14 anni alla Terracina Ambiente con un atto di autotutela nell’interesse dell’amministrazione che rappresenta e dei cittadini contribuenti?
- perché la nuova amministrazione non adotta iniziative, procedimenti ed atti per rimuovere le ….”ragioni strutturali”… che hanno determinato il dissesto finanziario del comune?
- perché non si accertano gli evasori e le eventuali responsabilità amministrative per i danni erariali causati dalla pessima gestione della vicenda e che ricadono, come sempre, a carico di chi già paga ?
ed infine:
- ma siamo sicuri che la dichiarazione di “dissesto finanziario” del comune ed il fallimento della Terracina Ambiente non siano soltanto “mosse strategiche” per bloccare i creditori e continuare con le medesime pratiche politiche ed amministrative che hanno portato al fallimento la città?
- cosa pensa la Procura dell’intera vicenda?
Di certo in questo modo non possiamo andare avanti.
E per il senso di responsabilità che ci appartiene ed il rispetto che dobbiamo ai nostri associati ed a noi stessi siamo pronti a riprendere tutte le iniziative necessarie in difesa dei nostri diritti di cittadini e contribuenti.
Tavola rotonda "Confcommercio Verona incontra Amia: servizi da valorizzare, criticità e prospettive di miglioramento". Arena: "servizio di qualità elevata, ma l'aumento dei costi mette in difficoltà le aziende".
"Botta e risposta" sui temi legati allo smaltimento...
Tavola rotonda "Confcommercio Verona incontra Amia: servizi da valorizzare, criticità e prospettive di miglioramento". Arena: "servizio di qualità elevata, ma l'aumento dei costi mette in difficoltà le aziende".
"Botta e risposta" sui temi legati allo smaltimento dei rifiuti nella tavola rotonda "Confcommercio Verona incontra Amia: servizi da valorizzare, criticità e prospettive di miglioramento", svoltasi il 16 gennaio scorso nella sede dell'Associazione. Il presidente della municipalizzata, Stefano Legramandi, ha illustrato i servizi erogati dall'azienda e ha risposto poi alle domande di Paolo Caldana, segretario della sezione servizi di Confcommercio Verona. Parlando a nome degli associati, Caldana ha formulato una serie di quesiti sulla Tariffa di igiene ambientale (Tia) e sulle modalità di smaltimento dei rifiuti da parte delle imprese del commercio e del turismo, sottolineando che le aziende lamentano di pagare un costo eccessivo rispetto alla quantità conferite mentre i pubblici esercizi faticano a gestire la raccolta differenziata del vetro. Intervenendo alla tavola rotonda, il presidente di Confcommercio Verona Paolo Arena ha riconosciuto l'elevata qualità del servizio offerto e il fatto che le tariffe applicate siano tra le più contenute d'Italia ("la Tia anche quest'anno non subirà aumenti", aveva preannunciato Legramandi) ma, ha puntualizzato, il passaggio dalla Tarsu alla Tia ha generato incrementi di costo fino al 300% mettendo in grave difficoltà le aziende; "bisognerebbe riformulare la tariffa, ha proseguito Arena, tenendo in considerazione che la realtà del commercio e del turismo, a partire dalla ristorazione, è molto cambiata in questi anni, adottando quindi criteri più rispondenti alla realtà e considerando i volumi di rifiuti espressi, piuttosto che le superfici di esercizio". "In definitiva ha concluso Arena, serve un confronto per affrontare le criticità che non mancano e minano la competitività delle aziende, sempre più oppresse da imposte e tariffe". La tavola rotonda è stata organizzata dall'Associazione Servizi Professionali di Confcommercio-Verona, presieduta da Silvia Placereani, che nell'occasione ha presentato il sodalizio, nato dal connubio tra professionisti e commercianti e comprendente avvocati, commercialisti, periti agrari, "tutte nuove competenze in grado di creare significative sinergie per lo sviluppo dell'intero sistema Confcommercio".
"La scelta di intervenire sull'esclusiva di fornitura nella rete carburanti non produrrà alcun effetto sui prezzi, ma otterrà il risultato di far espellere i Gestori dalla rete alla scadenza dei loro contratti e di far rendere loro dalle aziende
petrolifere e dai r...
"La scelta di intervenire sull'esclusiva di fornitura nella rete carburanti non produrrà alcun effetto sui prezzi, ma otterrà il risultato di far espellere i Gestori dalla rete alla scadenza dei loro contratti e di far rendere loro dalle aziende petrolifere e dai retisti convenzionati la vita ancor più impossibile fin da subito” dichiarano Luca SQUERI, Presidente Nazionale della FIGISC, la federazione che riunisce i benzinai della rete ordinaria, e Stefano CANTARELLI, Presidente Nazionale della ANISA, che associa i gestori delle aree di servizio autostradali, “Se ciò non bastasse, la norma che autorizza gli impianti a funzionare 24 ore su 24 solo nella modalità self service senza più la presenza dell’operatore è un altro grossissimo chiodo piantato sulla bara della Categoria. Che queste siano le misure di sviluppo necessarie a far uscire dalla crisi economica il Paese, ci vuol coraggio a sostenerlo.”
FIGISC ed ANISA CONFCOMMERCIO hanno perciò proclamato uno sciopero nazionale su tutta la rete stradale ed autostradale: “Le modalità e le date precise saranno decise dagli organi dirigenti delle due Federazioni nei prossimi giorni” annunciano i Presidenti “anche alla luce dei provvedimenti che il Governo assumerà nel prossimo Consiglio dei Ministri, ma sin d’ora sia chiaro che si tratterà di una chiusura prolungata: sette giornate di chiusura degli impianti. La posta in gioco è talmente importante da non consentire incertezze di sorta: ne va davvero dell’esistenza della Categoria.”
“L’attacco contro i Gestori non si può giustificare con l’obiettivo di calmierare i prezzi dei carburanti” sostiene SQUERI: “Da un anno a questa parte la responsabilità dell’aumento del prezzo della benzina è dovuta per l’80 % all’aumento delle imposte deciso con le reiterate manovre sulle accise, mentre l’aumento della materia prima ha inciso per il 20 %. I costi di distribuzione pesano sul prezzo finale circa per meno del 10 % (poco più del 2 % lo percepisce il gestore, un importo fisso qualunque sia il prezzo del prodotto), contro una quota di imposte che vale il 60 % del prezzo della benzina”.
“La fretta di ‘liberalizzare’ questo settore (per la quarta volta consecutiva)” conclude il Presidente di ANISA “è una mossa tutta ‘politica’ per dare una qualche risposta mediatica alle tensioni sui prezzi. In sintesi: dopo avere pescato a piene mani sulla fiscalità dei carburanti (un anno fa i prezzi italiani della benzina stavano al decimo posto in Eurolandia, oggi sono al primo posto) si vuol fare intendere agli italiani di restituire loro qualcosa scagliando il pallone nella rete del sistema distributivo senza curarsi di chi se la prende direttamente in faccia.”
I saldi sono iniziati e sono iniziati veramente per tutti anche per l'abusivismo commerciale. Basta girare per la città e ti accorgi di come sia diventato straordinariamente invasivo, a tutti gli angoli di strada. I marciapiedi del centro sono
utilizzati per es...
I saldi sono iniziati e sono iniziati veramente per tutti anche per l'abusivismo commerciale.
Basta girare per la città e ti accorgi di come sia diventato straordinariamente invasivo, a tutti gli angoli di strada.
I marciapiedi del centro sono utilizzati per esporre ogni tipo di merce impedendo la normale fruibilità ed accesso ai negozi e divenendo quasi parte integrante della confusione architettonica e del dis-arredo che caratterizza il nostro centro urbano.
La crisi morde, morde e fa male a tutti, nessuno escluso.
Morde le famiglie, morde da tempo il lavoro ma soprattutto sta mordendo la speranza, quella capacità tutta umana di saper immaginare e costruire vie possibili per poterne venir fuori con meno danni possibili.
Ci vediamo però costretti a dover nuovamente intervenire sulla piaga dell’abusivismo commerciale e della contraffazione in difesa, certamente sì per le aziende regolari ma anche per i consumatori, i nostri clienti, aggrediti da una vera e propria piaga con risvolti non solo economici ma anche a volte drammaticamente sociali.
L’incontrollabilità dei prodotti, nella loro produzione e la non possibilità della loro tracciabilità e sicurezza, è un danno economico che arriva al 40% dell’interscambio commerciale segnando un capitale ingentissimo.
Contraffazione ed abusivismo commerciale ammontano a 10 miliardi di euro l’anno, circa il 4,2% del valore aggiunto del settore.
E’ un dislivello veramente insopportabile per tutte quelle imprese che regolarmente, con grandissimi i sacrifici, pagano le imposte e che risultano schiacciate da una pressione fiscale stimata al 52% del P.I.L.
Continuiamo a pensare che far rispettare leggi e regolamenti sia un dovere di chi si è proposto a condurre una comunità.
L’accanimento contributivo, richiesto alle attività regolari, con pressioni anche fuori di senso attraverso azioni vessatorie da parte di Equitalia Gerit, contribuiscono ad alzare la insopportabilità di chi ha sempre corrisposto il dovuto specialmente in momenti di criticità come questi che stiamo vivendo.
Ma se è vero, come è vero, che il fenomeno si rivela in tutta la sua complessità non sono certamente concepibili risposte schizofreniche da bliz “mordi e fuggi” come non sono più giustificabili i “refrain” della impossibilità di svolgere i propri compiti per mancanza di personale.
Un fenomeno complesso necessita di risposte idonee e diversificate, non certamente di impotenza.
In assenza di queste si persevera in un incredibile assunto-assurdo: le attività abusive non esistono.
La Camera di Commercio di Latina promuove la partecipazione delle imprese alla quinta edizione dello Yacht Med Festival, in programma a Gaeta dal 21 al 29 aprile 2012. Innovazione, completezza merceologica, qualità e sviluppo sostenibile saranno i segni
distintiv...
La Camera di Commercio di Latina promuove la partecipazione delle imprese alla quinta edizione dello Yacht Med Festival, in programma a Gaeta dal 21 al 29 aprile 2012.
Innovazione, completezza merceologica, qualità e sviluppo sostenibile saranno i segni distintivi di questa nuova edizione, arricchita ed implementata rispetto alle precedenti, confermandosi come punto di riferimento e contenitore promozionale privilegiato capace di far convivere ed interagire i diversi settori economici di eccellenza dell’Area del Mediterraneo quali la nautica, l’agroalimentare di qualità e l’artigianato.
Le imprese interessate dovranno compilare la “Domanda di Partecipazione” e restituirla via fax (0773/672209) o email info@yachtmedfestival.com entro e non oltre il 10 febbraio 2012.
Le aziende ammesse a partecipare riceveranno comunicazione formale solo ed esclusivamente scaduti i termini di presentazione delle domande.
Mutui: prorogata la moratoria per la sospensione delle rate, a fronte del perdurare della crisi economica, ma solo per le famiglie e non per le imprese. Nonostante la crisi economica stia continuando a mettere in ginocchio le imprese, non è prevista per
loro alcu...
Mutui: prorogata la moratoria per la sospensione delle rate, a fronte del perdurare della crisi economica, ma solo per le famiglie e non per le imprese.
Nonostante la crisi economica stia continuando a mettere in ginocchio le imprese, non è prevista per loro alcuna riapertura dei termini per la presentazione di domande di congelamento delle rate del mutuo; se non altro, gli imprenditori che hanno sulle spalle, oltre ai conti aziendali quelli familiari possono tirare un respiro di sollievo, visto che è stata almeno concessa la proroga al 31 luglio 2012 del «Piano famiglie» che permette di richiedere temporaneamente la sospensione dei mutui da parte delle famiglie, totale o della sola quota interessi.
Una moratoria – la terza concessa negli ultimi 12 mesi a partire da gennaio 2011 passando per luglio dello stesso anno – frutto dell’accordo tra l’Associazione bancaria italiana (ABI) e associazioni dei consumatori.
Considerando che ne corso dello scorso anno hanno colto questa opportunità 52mila mutuatari, il rinnovo dell’accordo rappresenta un segnale importante, insieme agli ultimi dati ISTAT sulla disoccupazione, che rende evidente l’effetto domino della crisi economica in Italia, aggravato dal rischio recessione ormai più che concreto.
Oggi i tassi di interesse dei mutui sono ai minimi storici, ma gli Italiani fanno fatica a far fronte ai pagamenti; molti hanno perso il posto di lavoro o hanno dovuto chiudere la propria attività, altri stanno faticando per non fare la stessa fine e tenere in piedi la propria azienda, evitando il fallimento.
Da segnalare però che in alcuni casi gli istituti finanziari fanno pagare cara la moratoria sui debiti, chiedendo ai mutuatari, a fine proroga, di versare anche gli interessi maturati nel periodo di sospensione delle rate.
Bankitalia analizza l'accesso al credito delle imprese nell'ultimo trimestre 2011 e l'irrigidimento dei requisiti per la concessione di prestiti alle piccole imprese, in corso di distensione nel 2012 Probabilmente non c'era bisogno che lo dicesse la Banca
d'Itali...
Bankitalia analizza l'accesso al credito delle imprese nell'ultimo trimestre 2011 e l'irrigidimento dei requisiti per la concessione di prestiti alle piccole imprese, in corso di distensione nel 2012
Probabilmente non c'era bisogno che lo dicesse la Banca d'Italia, le imprese che l’accesso al credito sta diventando sempre più difficile lo notano da tempo, soprattutto le Pmi. E ora anche via Nazionale lo conferma: nel quarto trimestre i criteri per la concessione di prestiti a imprese e famiglie sono diventati più stringenti.
Stretta al credito
C’è però un dato che forse sorprenderà le Pmi: la stretta sull’accesso al credito si è concentrata soprattutto sulle grandi aziende, mentre i criteri per quanto riguarda le imprese di piccole e medie dimensioni sono diventati effettivamente più severi ma in misura minore. Quanto alle previsioni, le tensioni sembrano destinate a proseguire, anche se in misura minore, nel primo trimestre del 2012. I dati sono quelli relativi all’Indagine sul credito bancario nell’area euro, da cui Bankitalia ha estrapolato le cifre relative all’Italia.
L’irrigidimento sulle condizioni di prestito delle banche alle aziende nel complesso è stato il più marcato degli ultimi tre anni: l’indice è pari a 0,50 (su una scala che va da 1 a -1), ed è il più alto dal terzo trimestre del 2008 (quello immediatamente seguente al crollo di Lehman Brothers e alla scoppio della relativa crisi finanziaria). La serie storica relativa a questi anni di crisi mostra come un allentamento era iniziato nell’ultimo trimestre del 2009 e proseguito fino all’inizio del 2011, per poi invertire la tendenza nella seconda parte del 2011.
Come accennato, l’unico dato positivo per le Pmi riguarda il fatto che le condizioni dei prestiti si sono irrigidite soprattutto per le grandi imprese, il cui indice relativo al periodo ottobre-dicembre è stato pari a 0,63, mentre per le aziende di medie e piccole dimensioni si è “fermato” a 0,38.
Previsioni I trimestre 2012
In questi primi tre mesi del 2012 la situazione è destinata a rimanere abbastanza simile (saldamente sopra quota 0, che rappresenta la stabilità), pur se con segnali di miglioramento (gli indici sono in leggero calo).
Secondo gli esperti di Bankitalia, la stretta creditizia è determinata soprattutto dalle difficoltà di accesso al finanziamento e ai problemi di liquidità dello stesso sistema bancario e anche dalle prospettive generali dell’economia. Insomma, sono gli effetti della crisi del debito europea, delle tensioni sullo spread e sui tassi, che come più volte sottolineato si riflettono, alla fine, sulle condizioni del credito alle imprese (e alle famiglie).
Altri fattori di rilievo possono essere le prospettive di un particolare settore o di una singola impresa, e i rischi sulle garanzie.
In termini pratici, la stretta si traduce in un aumento dei margini di interesse (su tutti i prestiti, non solo su quelli rischiosi) e anche in una revisione della linea di credito. Aumentano poi gli oneri addizionali oltre agli interessi e le attività chieste in garanzia.
Domanda di accesso al credito
E vediamo cosa succede invece alla domanda di accesso al credito da parte delle imprese. La domanda di prestiti è stata stabile nel quarto trimestre 2011, in misura analoga per Pmi e grandi imprese, mentre le attese sono di una contrazione in questi primi tre mesi del 2012. La flessione riguarda in misura leggermente maggiore la domanda delle grandi imprese rispetto a quella delle Pmi.
Tipologie di prestiti
La stretta del quarto trimestre ha riguardato sia quelli a breve che quelli a lungo termine, ma è stata decisamente più accentuata su questi ultimi. Nel trimestre in corso questa forbice dovrebbe invece ridursi, portando entrambi i valori su livelli abbastanza simili a quelli registrati nel quarto trimestre per i prestiti a breve termine.
Finalità
Per quanto riguarda le finalità dei prestiti richiesti, le due voci più rilevanti sono la ristrutturazione del debito e il finanziamento di prestiti erogati dalle altre banche. Seguono le esigenze relative a scorte e capitale circolante, e i prestiti erogati da operatori non bancari. In contrazione le richieste per fare investimenti fissi, quelle al servizio di operazioni di fusione o acquisizione, autofinanziamento ed emissioni azionarie.
Finita la sperimentazione, entra in vigore il Redditometro 2012 per combattere l'evasione fiscale: uno scostamento del 20% tra dichiarazione dei redditi e spese fatturate fa scattare gli accertamenti esecutivi. Conto alla rovescia per il Redditometro 2012 che, a
...
Finita la sperimentazione, entra in vigore il Redditometro 2012 per combattere l'evasione fiscale: uno scostamento del 20% tra dichiarazione dei redditi e spese fatturate fa scattare gli accertamenti esecutivi.
Conto alla rovescia per il Redditometro 2012 che, a partire dal 1° febbraio, entra in vigore in veste di strumento del Fisco contro l’evasione fiscale, dopo un periodo di sperimentazione durato 3 mesi.
Fondamentalmente, il Redditometro servirà agli organi di controllo per effettuare verifiche incrociate tra le spese dei contribuenti, quindi il loro tenore di vita, e il reddito dichiarato dagli stessi. E nel caso in cui la differenza tra i due valori dovesse presentare uno scostamento di oltre il 20% scatteranno in automatico i controlli fiscali e gli accertamenti esecutivi.
Un vero e proprio giro di vite contro l’evasione fiscale, dunque, che scatta da subito, ma con uno sguardo anche al passato: il Redditometro, infatti, andrà a scandagliare anche le dichiarazioni dei redditi presentate nel 2010 e relative all’anno d’imposta 2009.
Soggetti interessati dal Redditometro
Da precisare che le imprese non sono coinvolte dal Redditometro, almeno non direttamente.
Sono invece interessate tutte le persone fisiche e gli imprenditori individuali, i professionisti, i commercianti, gli artigiani, i dipendenti ed anche i pensionati.
Voci di spesa
Ricordiamo ancora una volta quali sono le spese sotto la lente dell’Agenzia delle Entrate.
Le tipologie di spesa che rientrano nel controllo incrociato del Redditometro – perché ritenute rappresentative della capacità di acquisto che contribuisce alla stima del reddito – sono fondamentalmente sette, per un totale di 100 voci:
abitazioni;
mezzi di trasporto;
assicurazioni e contributi previdenziali;
istruzione;
attività sportive e ricreative;
investimenti immobiliari e mobiliari netti;
altre spese significative (oggetti d’arte, preziosi, donazioni e così via).
Per effettuare una autodiagnosi e verificare se la propria dichiarazione dei redditi è coerente alle spese effettuate l’Agenzia ha messo a disposizione dei contribuenti un apposito software.
La norma sulla tracciabilità dei pagamenti punisce le transazioni artificiosamente frazionate e la comunicazione della violazione verrà inviata anche all'Agenzia delle Entrate che attiverà i conseguenti controlli fiscali. Tra le
novità introdotte dalla manovra fi...
La norma sulla tracciabilità dei pagamenti punisce le transazioni artificiosamente frazionate e la comunicazione della violazione verrà inviata anche all'Agenzia delle Entrate che attiverà i conseguenti controlli fiscali.
Tra le novità introdotte dalla manovra finanziaria Monti (o decreto Salva Italia) c’è la normativa sulla tracciabilità dei pagamenti, che abbassa ulteriormente la soglia per le transazioni finanziarie in contanti o trasferimenti di libretti di deposito al portatore, o di titoli al portatore.
Il limite è stato infatti portato a 1.000 euro (articolo 12 del Dl 201/2011 in vigore dal 6 dicembre 2011), quindi notevolmente ridotto rispetto ai 2.500 euro precedentemente previsti (articolo 2, Dl 138/2011). In più, viene chiarito, o pagamenti frazionati artificiosamente verranno punite dalla legge.
Pagamenti separati
Nei vari chiarimenti sulla manovra finanziaria Monti, il Fisco aveva precisato che transazioni separate, anche da parte dello stesso fornitore ma che non corrispondono ad operazioni tra esse collegate, nel valutare il superamento o meno della soglia consentita dalla norma per la tracciabilità dei pagamenti vanno considerate singolarmente.
Pagamenti frazionati
Per evitare però che questo venga utilizzato come “escamotage” per aggirare la nuova disposizione normativa viene specificato che, se il valore oggetto di trasferimento è complessivamente pari o superiore a mille euro, il pagamento non può essere effettuato in contanti perché risulterebbe «effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia che appaiono artificiosamente frazionati».
Va precisato però cosa si intende per “transazioni frazionate”: «un’operazione unitaria sotto il profilo economico, di valore pari o superiore ai limiti stabiliti dal presente decreto, posta in essere attraverso più operazioni, singolarmente inferiori ai predetti limiti, effettuate in momenti diversi ed in un circoscritto periodo di tempo fissato in sette giorni ferma restando la sussistenza dell’operazione frazionata quando ricorrano elementi per ritenerla tale» (articolo 1, lettera m).
In caso di violazioni constatate ne verrà inviata comunicazione oltre che al MEF (Ragionerie territoriali competenti) anche all’Agenzia delle Entrate, così che questa possa attivare a sua volta i conseguenti controlli di natura fiscale.
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