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Benvenuti sul sito ufficiale di Ascom ConfcommercioTerracina

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Ultime notizie :: News-Ascom Terracina
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La decisione da parte della Commissione europea di ritirare la proposta con cui sarebbero sparite le oliere nei ristoranti non avrà ripercussione in Italia. È questa la posizione di Fipe, la federazione italiana pubblici esercizi aderente a
Confcommercio-Imprese ... |

La decisione da parte della Commissione europea di ritirare la proposta con cui sarebbero sparite le oliere nei ristoranti non avrà ripercussione in Italia.
È questa la posizione di Fipe, la federazione italiana pubblici esercizi aderente a Confcommercio-Imprese per l’Italia.
Fipe ricorda che la materia è disciplinata fin dal 2006 con una norma che ha vietato le classiche oliere, imponendo l’utilizzo al tavolo di bottiglie di olio di oliva etichettate.
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| Autore : ascom |
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24/05/2013 - 18:18 |
Abbiamo aspettato oltre due anni per poter dare questa notizia. Due anni lunghi una vita, durante i quali abbiamo alternato momenti di speranza a momenti di grande incertezza circa la definizione di questa importantissima pagina della storia della nostra
categori... |

Abbiamo aspettato oltre due anni per poter dare questa notizia.
Due anni lunghi una vita, durante i quali abbiamo alternato momenti di speranza a momenti di grande incertezza circa la definizione di questa importantissima pagina della storia della nostra categoria.
Due anni durante i quali maldestri e interessati colpi di mano non solo non recepivano lo spirito dell’atteso regolamento ma anzi andavano nella direzione opposta, liberalizzando di fatto la nostra attività.
Poi però, anche grazie al nostro paziente lavoro di pur discreta interlocuzione con le Istituzioni, siamo riusciti a ottenere questo importantissimo obiettivo che segna dopo quasi sessant’anni la parola definitiva all’assetto organico della nostra rete.
Questo numero del giornale, ospita uno «Speciale» di 48 pagine interamente dedicato a questa pietra miliare su cui ora poggia solido il nostro futuro.
Prima di chiudere, mi piace ringraziare tutte le Istituzioni che si sono dimostrate vicine alla nostra categoria, che ora, più di prima, potrà svolgere, con ancora maggiore efficienza, la sua funzione di rete dello Stato sul territorio.
Giovanni Risso
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| Autore : ascom |
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21/05/2013 - 18:38 |
TUTTOFOOD 2013 Milano 19 -22 maggio Gli imprenditori non dovranno più osservare l'articolo 62 del decreto legge sulle Liberalizzazioni di gennaio 2012, poiché superato dalla normativa comunitaria. A dare questa indicazione inequivocabile
è Fipe, la Federazion... |

TUTTOFOOD 2013
Milano 19 -22 maggio
Gli imprenditori non dovranno più osservare l'articolo 62 del decreto legge sulle Liberalizzazioni di gennaio 2012, poiché superato dalla normativa comunitaria.
A dare questa indicazione inequivocabile è Fipe, la Federazione italiana pubblici esercizi aderente a Confcommercio-Imprese per l’Italia, che a Tuttofood, nel talk-show organizzato per martedì 21 maggio alle ore 14,30 (padiglione 9, stand R21-S30) spiegherà perché e come dovranno fare le imprese, illustrando loro un contratto tipo con cui sostituire i precedenti accordi scritti.
In buona sostanza, il tanto vituperato articolo 62 contrasta con la Direttiva europea n. 7/2011 recepita dall’Italia (D.Lgs 192/2012) dove sono espressamente disciplinati i termini dei pagamenti e relative sanzioni. E contrasta – addirittura – con il trattato istitutivo dell’Unione Europea. Poiché, come è ben noto, la normativa comunitaria è dominante su quella nazionale se ne deduce che non è più applicabile l’imposizione dei termini di pagamento a 30 giorni (a decorrere dall’ultimo giorno del mese di ricevimento della fattura) per le forniture di alimenti deteriorabili e di 60 per quelli non deteriorabili.
Ad alimentare i dubbi su una situazione che dovrebbe essere già palesemente chiara è una diatriba tutta interna a due Ministeri italiani. Infatti, il dicastero delle Politiche agricole, alimentari e forestali dice un’altra cosa. Sostiene che trattandosi di norma speciale rispetto alla disciplina di derivazione europea, l’art. 62 non è stato abrogato. L’esatto contrario di quanto riconosciuto dal ministero dello Sviluppo economico secondo il quale la disciplina dell’art. 62 può ritenersi tacitamente abrogata da quella successiva più generale di derivazione europea introdotta – appunto – con il decreto legislativo di recepimento della Direttiva.
Il contrasto fra la legge nazionale e normativa europea è stato evidenziato da Fipe in sede comunitaria, con l’apertura di un procedimento di denuncia. Pertanto, anche rimanendo in attesa della conclusione da parte della Commissione Europea, si può già affermare che dal 1 gennaio 2013 (data di entrata in vigore dello stesso decreto legislativo), l’art. 62 per la parte che riguarda i termini di pagamento risulta non più applicabile ai rapporti concreti che esso disciplina.
La posizione di Fipe e del Mise è sostenuta da un parere del professor Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte Costituzionale che ha dissolto tutti i dubbi sulla materia. Per questo motivo, Fipe ha predisposto il testo di un nuovo modello di contratto per i prodotti agricoli e alimentari che prevede la possibilità per le parti di pattuire il termine di pagamento superiore a 30 giorni che deve essere utilizzato per il rispetto della legge. Rimane infatti la necessità di predisporre un contratto scritto anche perché il decreto legislativo richiede che la clausola che deroga al termine generale di 30 giorni sia pattuita espressamente e provata con la forma scritta. Fipe ha predisposto e diramato alle sue associazioni una guida pratica che illustra in maniera dettagliata la normativa e fornisce le indicazioni operative necessarie.
Milano, 21 maggio 2013
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| Autore : ascom |
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21/05/2013 - 18:30 |
Sib e Fiba chiedono al Governo una moratoria per riformare la parte della legge 296/06 che assoggetta i canoni demaniali marittimi delle pertinenze ai valori OMI (osservatorio mercato immobiliare). "Siamo di fronte a veri e propri drammi per intere
famiglie di impr... |

Sib e Fiba chiedono al Governo una moratoria per riformare la parte della legge 296/06 che assoggetta i canoni demaniali marittimi delle pertinenze ai valori OMI (osservatorio mercato immobiliare). "Siamo di fronte a veri e propri drammi per intere famiglie di imprenditori".
La questione dei canoni demaniali torna sotto la luce dei riflettori e il Il Sib, in una nota, sottolinea di aver apprezzato "la risoluzione che i parlamentari del PD Silvia Velo, Caterina Bini e altri hanno rivolto al Governo per richiamare l'attenzione dell'Esecutivo su un problema che si sta trascinando da anni nell'indifferenza: quella relativa ai canoni demaniali pertinenziali. Stanno, infatti, ‘venendo al pettine' i nodi di una norma del 2006 sulla determinazione dei canoni demaniali marittimi che, con l'applicazione di spropositati valori OMI per le opere incamerate dallo Stato, ha portato quei canoni a valori tali da non poter essere corrisposti e, di conseguenza, oggi diverse centinaia di imprenditori si trovano tra l'incudine di Equitalia e il martello della revoca della concessione demaniale perché non sono in grado di pagare migliaia di euro, pertanto rischiano di perdere la propria impresa e migliaia di dipendenti e collaboratori di restare senza lavoro". "Siamo di fronte - ha proseguito il Sib - a veri e propri drammi che stanno portando all'esasperazione ed alla disperazione così tante famiglie mettendone in gioco l'avvenire e le certezze costruite con il lavoro di generazioni. Sono anni che le Associazioni di categoria segnalano questa emergenza senza ottenere nemmeno ascolto. Ora non è più possibile non affrontare e risolvere questo problema. Ci rifiutiamo di credere che lo Stato, per di più in un momento così drammatico per l'occupazione, diventi il ‘braccio armato' nella distruzione di imprese e, nel contempo, siamo determinati a difendere con ogni mezzo i tanti posti di lavoro, di esperienza, di qualità di una offerta turistica che non riguarda solo stabilimenti balneari ma anche alberghi, ristoranti, discoteche, bar e campeggi. Abbiamo chiesto al ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni e al viceministro Stefano Fassina un incontro urgente per trovare assieme le necessarie soluzioni". "Carte alla mano - prosegue il Sib - dimostreremo come si tratti di una situazione che le imprese non possono più reggere e la cui soluzione non può prescindere dalla volontà del Governo di porvi rapidamente rimedio prima che sia troppo tardi". "SIB-Confcommercio e FIBA-Confesercenti ribadiscono la propria intenzione di sostenere con forza questo segmento importante del turismo balneare e se ancora una volta non troveranno ascolto da parte degli Organi Istituzionali sono pronte a scendere in piazza davanti il Parlamento ed al Ministero delle Finanze per difendere con la dovuta determinazione il futuro delle imprese coinvolte e soprattutto la dignità del lavoro".
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| Autore : ascom |
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21/05/2013 - 07:10 |
L'aumento dell'Iva dal 21 al 22%, previsto per il primo luglio, comporterebbe per le famiglie una stangata da 135 euro l'anno. A tanto ammonterebbe, spiega il direttore dell'Ufficio studi di Confcommercio Mariano Bella, l'importo che sarebbe devoluto dalle
famigli... |
L'aumento dell'Iva dal 21 al 22%, previsto per il primo luglio, comporterebbe per le famiglie una stangata da 135 euro l'anno. A tanto ammonterebbe, spiega il direttore dell'Ufficio
studi di Confcommercio Mariano Bella, l'importo che sarebbe devoluto dalle famiglie all'incremento della spesa, visto che l'alquota impatta sul 70% dei consumi totali. Si tratterebbe, per il solo 2013, dal luglio a dicembre, di 70 euro in più che "contribuirebbero a deprimere i consumi". L'Ufficio studi ha anche rivisto le stime sulla nati-mortalità delle imprese del del commercio al dettaglio a fine anno: sono 26mila quelle che potrebbero scomparire a causa della crisi.
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| Autore : ascom |
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20/05/2013 - 10:29 |
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Ultime notizie :: Infonews
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La crisi continua a far registrare criticità nel rapporto fra banche e PMI, ma il credito è più facile per le imprese che internazionalizzano, mentre faticano le start-up: il Focus PMI 2013 di Lexjus Sinacta Una buona maggioranza
di PMI italiane (il 58,3%), a... |

La crisi continua a far registrare criticità nel rapporto fra banche e PMI, ma il credito è più facile per le imprese che internazionalizzano, mentre faticano le start-up: il Focus PMI 2013 di Lexjus Sinacta
Una buona maggioranza di PMI italiane (il 58,3%), anche in quest’ultimo anno particolarmente difficile, non ha riscontrato problemi ad affrontare gli impegni finanziari presi.
E questa era la buona notizia. Ma l’altra faccia della medaglia è che c’è un restante, e consistente, 42% circa che invece i problemi li ha avuti e c’è un 12% di aziende per cui le difficoltà sono state sistemiche.
In generale sono alte le percentuali di aziende che riscontrano problemi nell’accesso al credito: sia la disponibilità a concedere prestiti sia le condizioni sono peggiorate.
La propensione agli investimenti si riduce, hanno problemi di liquidità anche le aziende con bilanci positivi, il rapporto con le banche è particolarmente difficile in fase distart-up (=>scopri gli incentivi alle start-up). Insomma, nel rapporto fra banche e imprese le ombre al momento sono decisamente più fitte delle luci.
A rilevarlo, è il consueto rapporto Focus PMI di Lexjus Sinacta, realizzato dall’istituto Tagliacarne su un campione di 1600 PMI.
=> Approgondisci: accesso al credito PMI, Italia peggiore d’Europa
Internazionalizzazione
Il focus, quest’anno, è rivolto alle imprese che malgrado la crisi riescono adinternazionalizzare. Qui il rapporto con le banche è più proficuo: fra le aziende proiettate sul mercato europeo la percentuale di chi non ha problemi finanziari sale al 65,6%, fra quelle che lavorano su altri mercati internazionali al 69,4%.
Le imprese che, invece, sono interamente concentrate sul mercato italiano, sono al riparo da problemi solo nel 57,4%, e se si considerano solo quelle di minori dimensioni il numero scende ulteriormente, al 53%.
Comunque, la netta maggioranza degli imprenditori segnala un qualche problema di rapporto con le bannche, solo il 23% delle PMI non ravvisa criticità, mentre il 39% lamenta un aumento dei costi dei finanziamento e il 14% un razionamento quantitativo del credito erogato.
=> Scopri cosa vorrebbero le PMi dalla banca 2.0
In sintesi: come a più riprese emerso in questi anni caratterizzati dalla crisi, ledimensioni eccessivamente piccole sono un ostacolo alla competitività delle imprese (lo ha sottolineato anche Raffaele Jerusalmi, amministratore delegato di Borsa Italiana, in occasione del convegno del 24 maggio di Focus PMI). Viceversa, le imprese più internazionalizzate hanno migliori parametri di tenuta finanziaria.
=> Consulta anche l’indagine di BancaFinanza sull’accesso al credito delle PMI
Per il 43% delle PMI il supporto bancario è parte integrante nel processo diinternazionalizzazione, ma anche qui le criticità esistono: c’è un 25,7% di imprese che se ci fosse un atteggiamento maggiormente proattivo da parte delle banche si proietterebbe sui mercati esteri. Dunque, un mercato potenziale che le banche dovrebbero riuscire ad agganciare, magari attrezzandosi maggiormente per perseguire l’obiettivo. Lo rileva, fra gli altri, Domenico De Angelis, condirettore del Banco Popolare, secondo il quale gli istituti di credito dovrebbero essere maggiormente in grado di offrire competenze specifiche alle aziende che internazionalizzano.
=> Vai allo speciale internazionalizzazione
Lo sbocco sui mercati esteri è considerato un volano di sviluppo importante per le PMI, soprattutto in tempi di forte contrazione del mercato interno. Il Made in Italy ha notevoli potenzialità all’estero, da sfruttare maggiormente.
Banca – impresa
La crisi continua a rendere difficile il rapporto banca-impresa: il 22% delle aziende ha ridotto la domanda di credito nel 2012, contro il 14% che l’ha incrementata. Il 63% del campione è riuscito a restare su livelli stabili, ma spesso ha usato i soldi non tanto per gli investimenti, quanto per affrontare le esigenze di liquidità. Queste, al momento, sono l’emergenza numero uno anche per le aziende che, malgrado la crisi, hanno ancora fatturato e margini in crescita.
Dal canto loro, le banche stringono i cordoni: il 19% delle richieste di credito viene respinto, il 18% viene concesso solo in parte. Anche qui, vengono accolte più frequentemente le richieste di finanziamento delle aziende a vocazione internazionale, mentre chi opera sul mercato di prossimità di vede negare il credito con frequenza sopra la media (20,5%).
Infine, particolarmente difficile il rapporto fra banche e start up: il 31% delle imprese nate dopo il 2005 non utilizza credito bancario.
=> Leggi l’appello di Italia Start Up al governo per le agevolazioni
Si può ipotizzare una specifica difficoltà di sostegno alle neo-imprese sia perché manca un rapporto “storico” con l’imprenditore, sia perché i livelli di capitalizzazione e irisultati economici di queste aziende sono spesso incerti, rendendo difficile il finanziamento da parte delle banche.
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| Autore : ascom |
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24/05/2013 - 18:25 |
I vantaggi delle tecnologie ICT per le PMI e la situazione nella Provincia di Latina: ecco il nono rapporto UniCredit. "La digitalizzazione delle imprese pontine: efficienza,innovazione e conquista di nuovi mercati": questo il titolo
del nono rapporto Uni... |

I vantaggi delle tecnologie ICT per le PMI e la situazione nella Provincia di Latina: ecco il nono rapporto UniCredit.
"La digitalizzazione delle imprese pontine: efficienza,innovazione e conquista di nuovi mercati": questo il titolo del nono rapporto UniCredit sulle PMI volto a verificare i vantaggi dell’utilizzo delle tecnologie ICT dal punto di vista del business.
=> Fattura elettronica: digitalizzare per competere
Secondo lo studio di UniCredit, che ha stanziato quasi 29 milioni di euro nella Provincia di Latina nel corso del 2012 per sostenere la nuova imprenditoria e l’innovazione, attraverso la digitalizzazione dei processi le imprese locali acquisiscono maggiore efficienza, sviluppano innovazione e potenziano la propria competitività nei mercati esteri.
«Le nuove tecnologie hanno il grande pregio di abbattere le barriere commerciali e di allargare gli orizzonti anche a mercati che sarebbero altrimenti difficili da raggiungere. Le imprese pontine hanno intuito quanto sia importante in questo momento investire nella digitalizzazione, ma devono provare a puntare di più sull’innovazione tecnologica per riattivare un circolo virtuoso fatto di nuova imprenditoria, nuove opportunità commerciali e crescita occupazionale.»
Queste le dichiarazioni di Frederik Geertman, Regional Manager di UniCredit per il Centro Italia. Stando alle cifre diffuse dal rapporto, tuttavia, le imprese pontine sono ancora indietro rispetto alla media nazionale per quanto riguarda la diffusione della banda larga, come anche per l’utilizzo di sistemi informatici nei processi interni e di tecnologie informatiche più sofisticate.
=> Italia bocciata in ICT
Per quanto riguarda il commercio elettronico, invece, l’utilizzo delle risorse e-commerce tra le PMI della Provincia di Latina è maggiore rispetto alla media sia regionale sia nazionale.
=> Leggi tutte le news per le PMI del Lazio
PMI.it
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| Autore : ascom |
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24/05/2013 - 18:11 |
Equitalia deve cambiare strada, la riscossione coattiva dovrà avere modalità più soft, si dovrà porre un freno all'immediata esecutività degli accertamenti, all'espropriazione della casa. Ieri in Commissione finanze
della Camera è stata approvata all'unanimità una ... |

Equitalia deve cambiare strada, la riscossione coattiva dovrà avere modalità più soft, si dovrà porre un freno all'immediata esecutività degli accertamenti, all'espropriazione della casa. Ieri in Commissione finanze della Camera è stata approvata all'unanimità una risoluzione che impegna il governo Letta a ridisegnare regole più umane per la riscossione dei debiti con il fisco da parte di Equitalia, il concessionario pubblico, l’esattore delle tasse, che l’anno scorso ha incassato 13 miliardi di euro. La crisi morde ancora, e forte: i contribuenti morosi hanno bisogno quantomeno di tirare un po’ il fiato:
«per evitare che gli strumenti della riscossione possano pregiudicare la sopravvivenza economica del soggetto debitore, salvaguardando in tal modo gli stessi interessi erariali».
Si devono cercare si legge ancora nel documento votato all’unisono dai deputati:
«soluzioni che consentano un rientro più graduale del debito, prevedendo criteri obiettivi e non discrezionali nella valutazione della situazione economico-finanziaria del contribuente».
Tra le misure chieste dalla commissione presieduta dal deputato Pdl Daniele Capezzone c’è quella di modificare l’odiato solve et repete, introdotto due anni fa. In base a questo meccanismo il contribuente che presenta ricorso giurisdizionale contro l’accertamento tributario se non ottiene la sospensione dell’atto dal giudice è tenuto a versare un terzo della somma richiesta dagli ispettori del fisco. La regola attualmente in vigore, secondo la commissione finanze di Montecitorio, dovrà essere applicate solo a fronte di:
«comportamenti fraudolenti o omissivi di dichiarazione di componenti positivi di imposta o basi imponibili».
Anche il regime sanzionatorio in materia va rivisto secondo la VI commissione della Camera, così come, e radicalmente, l’intero sistema della riscossione, sul quale di recente Equitalia è intervenuta alzando la soglia massima per la rateizzazione del debito da 20 a 50mila euro. Non basta, di fronte alla perdurante crisi economica che taglia le gambe a famiglie, attività commerciali e imprese serve più tempo per pagare e altre agevolazioni. Da qui la proposta di estendere i tempi della rateazione con la possibilità, in caso di comprovata e grave difficoltà finanziaria, di sospendere i pagamenti per un periodo di sei mesi.
Sull’abitazione la risoluzione della Commissione finanze impegna il governo all’esclusione di ipoteche/espropriazioni sulla prima casa ma solo se rappresenta l’unico patrimonio di cui dispone il contribuente debitore. Altro fronte caldo è quello degli interessi. Dall’inizio dell’anno il cosiddetto aggio, il compenso che spetta al concessionario pubblico per l’attività di riscossione, è stato ridotto all’8%, ma non sugli accertamenti esecutivi per i quali è rimasto al 9%. La Commissione finanze chiede un’ulteriore riduzione. Questo mentre la Corte costituzionale deciderà a breve sulla presunta sproporzione dell’attuale aggio dopo che le Commissioni tributarie di Roma e Torino hanno sollevato un problema di costituzionalità.
Inoltre viene richiesto un intervento sugli interessi di mora sui pagamenti in ritardo, che Equitalia ha aumentato dall’uno maggio al 5,2% - per un rincaro del 15% - per disinnescare ogni forma dianatocismo, ovvero gli interessi sulle sanzioni e sugli interessi di mora.
soldiblog
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| Autore : ascom |
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23/05/2013 - 17:40 |
Pronti i contributi economici per le imprese che assumono, con qualsiasi formula di contratto, lavoratori licenziati dalle PMI: annunciato il decreto in Gazzetta Ufficiale. Sono disponibili gli incentivi alle imprese che
assumonolavoratori licenziati da PMI: ... |

Pronti i contributi economici per le imprese che assumono, con qualsiasi formula di contratto, lavoratori licenziati dalle PMI: annunciato il decreto in Gazzetta Ufficiale.
Sono disponibili gli incentivi alle imprese che assumonolavoratori licenziati da PMI: il decreto del ministero del Lavoro è stato firmato, approvato della Corte dei Conti ed è in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Si tratta di un bonus assunzione predisposto dall’ex ministero Fornero, ma che solo ora diventa operativo (leggi qui).
A disposizione ci sono 20 milioni di euro per le imprese, di qualsiasi dimensione, che assumono lavoratori licenziati nei 12 mesi precedenti da imprese sotto i 15 dipendenti.
=> Vai allo Speciale sulle assunzioni agevolate
E’ pari a 190 euro al mese e viene erogato per 12 mesi in caso di assunzioni a tempo indeterminato e per 6 mesi per i contratti a termine. Nel caso del part-time, invece, l’incentivo dipende dall’orario: bisogna moltiplicare il beneficio (190 euro) per il rapporto fra l’orario part-time e quello a tempo pieno previsto dal contratto di riferimento.Il beneficio spetta per assunzioni a tempo indeterminato, determinato, part-time ed in somministrazione.
Attenzione: il lavoratore che viene riassunto deve essere stato licenziato pergiustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione dell’attività.
=> Approfondisci il licenziamento per giustificato motivo, oggettivo o soggettivo
Per poterne usufruire, il datore di lavoro deve anche garantire «interventi diformazione professionale sul posto di lavoro» a favore del neo-assunto, anche mediante «il ricorso alle risorse destinate alla formazione continua di competenza regionale».
In base al comma 4 del decreto direttoriale, l’incentivo spetta anche per i lavoratorisoci di cooperative che stabiliscano, con la propria adesione o successivamente all’instaurazione del rapporto associativo, un ulteriore e distinto rapporto di lavoro in forma subordinata.
Non è invece riconosciuto nel caso di lavoro domestico.
Il datore di lavoro deve presentare istanza all’Inps, esclusivamente in via telematica, con modalità che l’istituto previdenziale comunicherà entro 30 giorni dalla pubblicazione del decreto.
Sarà l’Inps a verificare i requisiti (attraverso le comunicazioni obbligatorie di assunzione e cessazione) e ad autorizzare il beneficio.
Ricevuto il via libera dell’Inps, l’erogazione avviene attraverso conguaglio sulle dichiarazioni contributive.
L’Inps concede le autorizzazioni all’incentivo fino a esaurimento della somma disponibile di 20 milioni di euro. Il criterio: la valutazione ex ante del costo relativo a ogni singola assunzione, e l‘ordine cronologico di presentazione delle domande.
E’ vietato presentare un’istanza con data antecedente a quella di assunzione.
=> Leggi tutto sugli incentivi occupazione
La misura è finanziata attraverso il Fondo di rotazione per la formazione professionale e dal Fondo sociale europeo previsto dall’articolo 25 della legge 845/1978.
Ricordiamo che si tratta di un provvedimento che ha l’obiettivo di compensare lamancata proroga degli incentivi all’assunzione di lavoratori che vengono licenziati da imprese con meno di 15 dipendenti e non hanno diritto alla mobilità. Fino al 2012 era prevista una deroga per cui questi lavoratori, anche se non avevano diritto all’indennità, potevano iscriversi nelle liste di mobilità, in modo tale da rientrare negli incentivi. La legge di Stabilità non ha prorogato questa misura, facendo decadere il beneficio, che con questo provvedimento di fatto viene, almeno in parte, ripristinato.
Fonte: il decreto direttoriale 19 aprile 2013
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| Autore : ascom |
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21/05/2013 - 18:18 |
La precisazione arriva in una nota del direttore generale dell'Istituto nazionale di previdenza sociale Mauro Nori: L'Inps non ha mai sospeso le visite mediche di controllo, ha solo annunciato di doverle ridurre, in quantità, in
conseguenza del taglio delle ri... |

La precisazione arriva in una nota del direttore generale dell'Istituto nazionale di previdenza sociale Mauro Nori:
L'Inps non ha mai sospeso le visite mediche di controllo, ha solo annunciato di doverle ridurre, in quantità, in conseguenza del taglio delle risorse cui è stato sottoposto dalle ultime leggi di spesa.
Il dg dà qualche numero e spiega che nel 2012 su circa 1,2 milioni di visite mediche di controllo 900mila sono state disposte d’ufficio dall’Inps, e quindi a suo carico, per una spesa di 50 milioni di euro. Le visite fiscali richieste dalle aziende, e da loro pagate, sempre l’anno scorso sono state invece meno di 300mila. Il risultato delle 900mila visite disposte d’ufficio dall’Inps ha portato a una riduzione della prognosi solo in 83mila casi, il 9% del totale. Quasi il doppio dell’esito delle visite richieste dalle aziende: su 295mila controlli medici a carico dei datori di lavoro la prognosi è stata ridotta 16mila volte, il 5,5% dei casi.
Proprio in relazione a questi risultati, oltre che alla drastica riduzione delle spese di gestione cui è stato sottoposto l’Istituto per quest’anno è stata decisa una riduzione delle visite: l’Inps non ha mai parlato di sospensione. Una riduzione a circa 100mila visite per il 2013, forti dell’esperienza costruita con un sempre più sofisticato sistema didatamining, ci porterà a far crescere la percentuale dei risultati di riduzione di prognosi, pur in presenza di una sensibile diminuzione del numero di visite eseguite.
Secondo Nori pur con meno risorse, ma con una maggiore selettività dei controlli, si contrasterà sempre più efficacemente anche l’assenteismo.
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| Autore : ascom |
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21/05/2013 - 18:08 |
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