Borgo Pio
Predisposta naturalmente, a causa della conformazione pianeggiante, all'espansione della zona alta, essa ha avuto nel porto e nel tracciato inferiore dell'Appia le radici della propria esistenza, sviluppata dapprima in età romana ed in seguito, dopo più un millennio d'oblio solo negli ultimi due secoli.
Contrariamente alla parte alta, Terracina bassa non ha presentato, infatti, una continuità di vita, dato che per motivi di difesa la comunità cittadina si è concentrata sull'originario colle per tutto il Medio Evo e parte dell'età moderna.
Numerose sono le preesistenti antiche e tuttora visibili, alcune conservate nelle cantine dei moderni fabbricati (come per i resti del "Foro Severiano", nella zona di Fontanavecchia), molte altre inglobate nei moderni fabbricati o inserite nel tessuto urbano.
Così è, nei pressi del Canale Linea, per le strutture appartenenti ad alcune ville del II-I sec. a.C., in opera incerta e reticolata così avviene anche per i ruderi dell'antico porto, che si incontrano per vasto raggio nella zona sud-orientale della città, a cominciare dagli imponenti massi in conglomerato cementizio, visibili sul marciapiede della spiaggia di Ponente: per lo più identificati come scogli dagli ignari passanti, costituiscono invece i resti delle grandi volte che coprivano i magazzini portuali posti sul molo curvilineo. Un lungo muro in opera mista di reticolato e mattoni, situato dietro i fabbricati di Via Cristoforo Colombo e all'interno di una cooperativa di pescatori, è invece identificabile con la parete di fondo dei magazzini del molo rettilineo ovest; altre strutture, appartenenti al molo rettilineo settentrionale, sono infine visibili in Via Stella Polare.
I resti più appariscenti del porto romano appaiono, tuttavia, in forma particolarissima: non un muro nè un molo, bensì un'intera collina di sabbia oggi sede del Parco del Montuno. Essa è il testimone più evidente dell'immane scavo compiuto per realizzare artificialmente in forma approssimativamente circolare, l'attiguo bacino portuale in sostituzione di un impianti più antico.
La tradizione attribuisce l'opera all'imperatore Traiano, datandola quindi all'inizio del II sec.d.C.; nuovi studi propongono una cronologia anteriore di oltre un secolo. Nonostante la sua imponenza (circa 1270 mt. di circonferenza e un'area di bacino di quasi 12 ettari), il porto di Terracina fu ben presto soggetto all'insabbiamento, riducendosi progressivamente fin quasi a scomparire. Fu solo nella prima metà dell'800 che un Papa, Gregorio XVI, provvide alla realizzazione dell'attuale porto-canale, ben più esiguo, tuttavia, dell'originario bacino romano, affine agli antichi porti di Ostia e di Civitavecchia.
Alle pendici del Monte S. Angelo, nell'area della villa Salvini, troviamo i resti delle cosiddette "Terme Nettunie", un complesso monumentale databile fra il I e il III sec. d.C. Visitare i numerosi ambienti sotterranei che lo costituiscono, alcuni persino decorati da eleganti pitture parietali e da un mosaico pavimentale in tessere bianche e nere, rappresenta un'esperienza senza dubbio rara.
Pure suggestive risultano le grandi cisterne, trasformate nel Medio Evo nella Chiesa di S. Maria Maddalena, come ci ricordano gli affreschi di soggetto religioso presenti sui muri romani.
L'area del Parco Chezzi racchiude l'altro grande complesso antico della città bassa, le Terme della Marina. Anche in questo caso, una parte delle strutture è sotterranea, corrispondendo ai corridoi di servizio delle terme, e si trova sotto l'edificio che ospita gli uffici turistici. Le strutture sopraelevate che ancora rimangono in vista, databili al I-II sec. d.C., si trovano per lo più in Via Due Pini: un piccolo ambiente, dalla particolare forma quadrata all'esterno e circolare con nicchie all'interno, era in origine un laconicum, cioè una stanza destinata ai bagni di vapore; forse identificabile con una piccola palestra è invece l'ambiente adiacente, a pianta rettangolare con i lati brevi semicircolari. La struttura più monumentale è però il grande ninfeo posto di fronte, fornito di due imponenti nicchioni che in origine dovevano essere decorati da giochi d'acqua.
Comunque, il testimone più noto ed appariscente della Terracina bassa di età romana non è rappresentato da un monumento in muratura, bensì da una rupe di un centinaio di metri plasmata dalla mano dell'uomo: è il Pisco Montano, che si staglia a mo' di sentinella davanti al Monte S. Angelo, proiettando la sua alta sagoma nel mare antistante.
Il taglio, alto 128 piedi (circa 38 mt.) e operato sulla roccia, quasi duemila anni fa, per consentire il passaggio della variante costiera dell'Appia, ha sempre suscitato lo stupore del visitatore di ieri e di oggi. Del resto, tutto contribuisce a fare del Pisco una delle più importanti realizzazioni ingegneristiche dell'epoca romana: la levigatezza sulla pietra, su cui sono ancora perfettamente visibili le tracce degli antichi strumenti utilizzati; i cartelli incisi, contenenti le cifre romane che ci indicano l'altezza in piedi progressivamente raggiunta dal taglio; la stessa verticalità della parete, davvero impressionante se ci poniamo proprio sotto di essa; infine, la nicchia sopraelevata su gradini posta sulla destra, forse un piccolo sacrario scavato sulla roccia.
Addossata al Pisco è la Porta Napoletana, costruita nel XVII sec. in sostituzione di un passaggio di epoca medievale. L'originario tracciato dell'Appia, perdurato fino all'ultimo conflitto, passava proprio sotto di essa; a destra, dove ora è la strada moderna, si trovava invece il mare, che quindi arrivava fin quasi a lambire la parete rocciosa.
Da quì il ruolo eminentemente difensivo dell'area, stretta fra il monte e il mare, come testimoniano anche i resti ancora visibili sulla rupe e identificabili con la fortezza di Pisco Montano, nota già nel Medio Evo: una torre circolare, soprastante la Porta, e i ruderi di una postazione militare, tradizionalmente definita la "casa di Mastrilli", da un noto brigante della zona.
Queste e molte altre sono le vetuste presenze del Centro Storico Basso. Eppure, l'impronta urbanistica predominante e più significativa non appartiene a tempi remoti nè è identificabile con il caos edilizio di oggi, ma risale alla seconda metà del '700.
Fu in quest'epoca, infatti, che il Papa Pio VI volle creare nella zona un nuovo quartiere che si ponesse quale limite estremo delle due grandi vie di comunicazioni del territorio pontino, risorte o create in funzione della maestosa opera di bonificazione da lui intrapresa nel 1777: la via Appia, appositamente restaurata, e il Canale Linea, che con un percorso di decine di chilometri consentiva non solo di convogliare le acque della bonifica, ma anche di portare al porto di Terracina, i prodotti agricoli delle zone strappate alle paludi.
Il nuovo quartiere, il Borgo Pio, fu progettato nel 1781 dall'ingegnere Gaetano Rappini, al quale erano stati pure affidati i lavori di bonificazione delle terre pontine, ed ebbe come asse fondamentale l'attuale via Roma, che in effetti costituisce il percorso urbano dell'Appia.
Tratto da: VERSO LA PORTA DEL SOLE (Ass. Arcobaleno ONLUS Terracina)
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